Maturità a Reggio Emilia, la seconda prova tra aspiranti attori e studenti lavoratori
I giorni dell'esame dal liceo Moro al polo di via Makallè: c'è chi pensa all'università e chi già rimpiange le superiori
REGGIO EMILIA. Sono oltre 3.500 gli studenti reggiani alle prese con la maturità. Ieri è stato il giorno della seconda prova: la terza, il temutissimo “quizzone”, è fissata per lunedì prossimo. Ieri intanto è stata la volta del greco per il liceo classico, matematica per lo scientifico e altre materie specifiche diverse per ogni indirizzo. Abbiamo tastato il polso agli studenti del “Nobili” e del “Secchi”, al polo scolastico di via Makallé, e dello scientifico “Aldo Moro”.
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Nobili. Sono 251 i ragazzi dell’istituto d'istruzione superiore Iis Nobili chinati sui banchi ordinatamente sistemati nei corridoi e nelle aule dell’enorme edificio. Si tratta della struttura scolastica più grande della città che quest’anno matura quindici classi seguite da altrettante commissioni. Diverse le sezioni, così come le tipologie della seconda prova. C’è chi ha fatto moda, e dovrà faticare per otto ore, e chi si occupa di meccanica o elettronica e avrà sei ore a disposizione. Una su tutte però merita attenzione: la classe serale. Una trentina di studenti, la maggioranza lavoratori, alcuni ben oltre la quarantina. Che nonostante la necessità di dover portare il pane a casa non vogliono rinunciare al loro sogno. «Quelli del serale sono un vero esempio per tutti - racconta Stefano Melli, presidente di commissione e vicepreside dell’Einaudi - un 70% di loro lavora, molti otto o dieci ore al giorno. Vanno dai 25 ai 50 anni e si sono impegnati moltissimo, frequentando con costanza per tre anni tutte le sere. Sono bravissimi».
Secchi. Fuori dal Secchi invece, che quest’anno porta all’esame di stato 77 ragazzi, alle 12.30 c’è chi ha finito e attende gli amici per commentare la prova. «Era molto difficile e non c’è l’aspettavamo così - spiega all’ombra di una siepe Martina Intonti, studentessa di scienze umane - dava un sacco di spunti su cui scrivere e il problema era proprio questo, era complicato trovare un filo conduttore. Dopo la maturità andrò a Modena: mi iscriverò a Scienze della cultura».
Passano pochi minuti ed esce un’altra ragazza, compagna di classe di Martina. «Si è vero non sapevi cosa mettere nel tema - racconta stanca ma sorridente Grazia Rizza - il mio era tutta una citazione. Per l’orale? Sono la prima estratta della mia classe lo sosterrò giovedì prossimo alle otto di mattina».
Aldo Moro. Figura inaspettata è invece quella di Cristiano Benfenati, studente si scienze applicate del liceo Moro: «Finito qui andrò a New York a frequentare la scuola di recitazione della Nyu. È una passione che mi è venuta durante il secondo anno di liceo, ho già recitato qui a Reggio durante un laboratorio di teatro inglese al San Prospero. La prova di matematica? Molto difficile». Poco distante, sedute su una panchina, ci sono due universitarie, entrambe al primo anno ed entrambe uscite dal Moro. «Aspettiamo che esca una nostra amica - spiegano Isabella Pecchini e Roberta Bonilauri - e non abbiamo fretta di andarcene... il liceo ci mancherà. Gli orari, il rapporto con le bidelle, l’essere una grande famiglia. Questa scuola ci ha insegnato tanto, cose che ora fanno parte del nostro bagaglio personale».
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