Gazzetta di Reggio

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A caccia di tesori nei paradisi fiscali

di Jacopo Della Porta
A caccia di tesori nei paradisi fiscali

La Guardia di finanza ha scoperto cinque casi di evasione fiscale internazionale e indaga sui beni di sospetti mafiosi

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REGGIO EMILIA. Aziende reggiane che eludono le imposte localizzando la residenza fiscale all’estero, in Paesi con una legislazione più favorevole. Imprese che fanno ricorso a trust costituiti ad arte fuori dai confini nazionali sempre per ottenere vantaggi nel pagamento delle tasse. La Guardia di finanza reggiana nei primi cinque mesi dell’anno ha già individuato cinque casi di evasione fiscale internazionale, al termine di indagini sempre molto complesse, che devono fare i conti con le legislazioni speciali dei vari paradisi fiscali disseminati anche in Europa, che rendono la caccia al tesoro molto difficile. I dati sull’attività delle fiamme gialle sono stati dati ieri nel corso della festa per i 242 anni di fondazione del corpo. Dal bilancio emerge una particolare attenzione nei confronti del fenomeno della “esterovestizione” delle imprese italiane, che si appoggiano a società costituite in altri Paesi con il solo scopo di pagare meno tasse. In questo modo, ad esempio, si può far figurare i costi delle aziende in patria e gli utili all’estero, dove le aliquote sono più basse, se non irrisorie.

Nello stesso periodo i militari hanno scoperto 10 evasori totali, cioè persone che non presentavano alcuna denuncia dei redditi per le loro attività.

I militari sono sempre molto attivi anche sul fronte di alcuni reati tributari molto diffusi, come l’emissione e l’utilizzo di fatture false: le persone denunciate alla procura per reati fiscali sono state 33 da gennaio a maggio.

Per quanto riguarda gli accertamenti volti a rilevare lo scostamento tra i redditi dichiarati e i patrimoni posseduti, sono state passate al setaccio le posizione di 13 persone ai sensi della normativa antimafia. A un soggetto ritenuto pericoloso dal punto di vista economico e finanziario sono stati sequestrati beni per milioni di euro. Complessivamente le fiamme gialle hanno sequestrato beni per 4,5 milioni di euro e hanno proposto alla magistratura ulteriori sequestri per 7,5 milioni di euro a persone in odore di mafia.

L’attività a tutela della spesa pubblica ha portato ad individuare 1,5 milioni di euro di contributi comunitari e nazionali indebitamente percepiti da aziende reggiane (il 50% dei fondi controllati) e alla denuncia penale di tre persone.

La Guardia di finanza ha inoltre eseguito poco più di mille controlli su scontrini e ricevute, scoprendo irregolarità nel 21% dei casi. Questo non vuol dire che un commerciante su cinque agisce in modo scorretto, perché i controlli vengono eseguiti in modo mirato nei confronti di chi si ipotizza possa fare il furbo.

L’attività di verifica fiscale ha portato al sequestro di 156mila euro e alla richiesta alla magistratura di sequestrare ulteriori 3,8 milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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