Brexit, la delusione passa da Reggio
Studenti, imprenditori e rappresentanti politici preoccupati per le ripercussioni dell’uscita del Regno Unito dalla Ue
REGGIO EMILIA. La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea: giovedì la Brexit ha vinto al referendum con il 51,9% dei voti degli elettori britannici. Così quello che per molti era una possibilità irrealizzabile è improvvisamente e contro ogni aspettativa diventata realtà. Le ripercussioni ci saranno e riguarderanno ogni aspetto legato ai rapporti con il Regno Unito. Da quelli turistici a quelli lavorativi, dal commercio all’istruzione. E fra i più preoccupati ci sono proprio i giovani, quelli che erano contrari all’uscita dalla Ue e che vedono ora sfumare moltissime opportunità di studio. Compresi gli Erasmus, obiettivo ambito da molti studenti universitari.
E deluso e preoccupato è proprio uno studente anglo-reggiano di Unimore (che ha preferito non divulgare il proprio nome) che accusa il dimissionario primo ministro inglese David Cameron: «Quando promettesti un referendum sulla Brexit giusto per spauracchio elettorale - scrive il ragazzo alla Gazzetta - non avevi calcolato bene che c'erano per esempio, sornioni ma vigili, Nigel e Boris. Non hai calcolato che i pensionati angolsassoni, come mio nonno, erano stanchi delle “laws made in Brussels”, o spesso spacciate per tali, e che le fasce più ignoranti, si è la parola giusta, sarebbero potute cadere nel populismo che si nasconde dietro il dito di un immigrato».
Anche il mondo politico reggiano sta però guardando con preoccupazione ai cambiamenti inglesi. Come il presidente della Provincia Giammaria Manghi, che parla di arretramento e di populismo: «Pur nel rispetto dovuto a una espressione di voto popolare, la Brexit pone tutti noi, anche la comunità reggiana, dinnanzi a un passaggio epocale e grave di arretramento rispetto alle politiche europeiste. Non si può tacitamente accettare la logica per la quale chi sta bene e ha una sua solidità è tentato di ritirarsi, venendo meno ai doveri di solidarietà continentale e innescando pericolosi processo scissionistici».
Spaventati infine anche i commercianti, gli imprenditori e tutti i lavoratori che hanno a che fare con l’estero. La Gran Bretagna infatti, come evidenzia l'ufficio studi della Camera di Commercio, per le imprese reggiane vale 690 milioni, il quarto acquirente di merci “made in Reggio”. Nel 2015 le esportazioni reggiane sono cresciute dell'11,3% oltre Manica, trainate innanzitutto da un settore tessile-abbigliamento che ha fatto segnare un +24%, raggiungendo i 239 milioni.
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