«Io, laureato e costretto a fare l’abusivo»
Uno dei “parcheggiatori” dell’ospedale e racconta la sua storia fra razzismo e disoccupazione
REGGIO EMILIA. Si chiama Sunday Ehiogie, ha 38 anni e viene dalla Nigeria. Il suo nome racconta un passato coloniale, le sue parole una vita di difficoltà. Si è laureato nel suo paese di origine in industria chimica e nel 2005 si è trasferito in Italia con suo zio. Qui ha conosciuto quella che ora è sua moglie, viveva qui dal 1998 e ha il passaporto italiano. Con lei ha avuto una bambina che oggi ha otto anni. Sunday ha lavorato dal 2006 al 2010 principalmente come addetto al carico e scarico merci. Quel posto però ora non c’è più e da diverso tempo per racimolare qualche euro con cui mandare avanti la famiglia si è dedicato allo smercio dei ticket nel parcheggio del Santa Maria Nuova. «Il Comune ci dà il cibo ma da solo non basta - spiega - ogni giorno cerco un altro lavoro, sono disposto a fare qualunque cosa, ma nessuno vuole assumermi nemmeno part time. È per questo che sto qui come molti altri nelle mie stesse condizioni, non ci divertiamo di certo. Ma ora anche mia moglie è disoccupata e siamo in enorme difficoltà».
Sunday ha un permesso di soggiorno con durata illimitata. Lo mostra diverse volte mentre gli parliamo, come se avesse paura di essere cacciato: «Resto nel parcheggio la mattina e in quattro ore faccio cinque o sei euro non di più. Ma siamo sempre gentili con tutti anche se molti sono razzisti nei nostri confronti e ci insultano, o si fingono poliziotti per mandarci via. Violenza non c’è, non da parte mia e dei miei amici, se altri sbagliano è giusto che vadano in galera». Delle targhe sul biglietto contro gli abusivi non sa nulla, glielo spieghiamo noi. «Non ho lavoro e devo sfamare la famiglia - risponde preoccupato - sto qui perché non voglio spacciare, rubare o darmi alla criminalità, non faccio del male a nessuno. Non so cosa farò a luglio, ma io devo comunque sopravvivere». (l.g.)
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