Gazzetta di Reggio

Reggio

Al Centro d’ascolto gli aiuti si barattano

di Adriano Arati
Al Centro d’ascolto gli aiuti si barattano

Casalgrande: a Sant’Antonino distribuiti ogni settimana cento pacchi. I volontari: «Così nessuno pensa che è elemosina»

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CASALGRANDE. Pacchi alimentari a cento famiglie a settimana, mobili, abiti ed elettrodomestici a disposizione a prezzi bassissimi.

Fotografie insieme preoccupanti e confortanti, quelle che emergono dalla Caritas parrocchiale di Sant’Antonino di Casalgrande, una delle realtà benefiche del comprensorio ceramico “in prima linea” anche grazie alla sua posizione strategica, a pochissima distanza dal confine reggiano-modenese e dalle principali direttrici della zona. Alla fine del 2011 i volontari locali hanno aperto un Centro di ascolto, per potenziare le attività partite negli anni ’90 grazie al fondatore, l’amatissimo maestro Ugo Martinelli. Dal 2011 a oggi il lavoro del centro di ascolto è aumentato progressivamente, così come sono ampliate le necessità delle persone che vengono a chiedere aiuto. E le loro carte d’identità, per così dire: se in origine si trattava principalmente di stranieri appena arrivati o di singoli in difficoltà, adesso sono numerose le famiglie. E si parla di nuclei – italiani come di origine estera – che sino a pochi anni fa non avevano necessità di sostegno.

«Da noi passa davvero molta gente, e soprattutto famiglie. Persone che sino a qualche anno fa se la cavavano bene, e che ora sono costrette a chiedere aiuto. E per loro non è facile: hanno un comprensibile orgoglio, e faticano ad accettare di doversi rivolgere ad altri per mangiare o per avere vestiti» raccontano i volontari della Caritas, una bella realtà che può contare su quasi 80 unità, parrocchiani locali e non solo. Il centro d’ascolto è il luogo da cui passano le richieste e poi i percorsi di aiuto, che spaziano dall’alimentare agli abiti e agli arredi. «I pacchi di cibo li distribuiamo agli abitanti della nostra unità parrocchiale, perché a Casalgrande vi è comunque un’altra Caritas» spiegano dalla Caritas. L’altra grande attività, il mercatino di abiti, mobili. «Riceviamo tantissime donazioni, per fortuna. Ci portano i materiali qui alla Caritas, in via Statutaria nell’ex scuola, nei giorni di raccolta. Ma facciamo anche il ritiro a domicilio, specialmente per i mobili più ingombranti. E prima di esporre qualcosa, lo controlliamo. Per gli abiti ci chiediamo: “Io questo lo indosserei?”». Tutti i prodotti ritenuti accettabili vengono messi in vendita in un mercatino bisettimanale al sabato.

E questo è aperto a tutti: «Vendiamo tutto a cifre praticamente simboliche, ma comunque è una transazione. Così raccogliamo qualche soldo, e poi stabiliamo un patto con le persone: non è elemosina». Transazione non sempre economica, perché spesso si ricorre al baratto. «Diverse ragazze che vengono a prendere gli abiti per i loro bimbi ci aiutano a sistemare i magazzini dei vestiti e delle scarpe – rivelano dalla Caritas – e alcuni uomini hanno messo a posto uno dei nostri bagni». Anche questo è baratto, e baratto sano.

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