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Aziende reggiane, Venturi: «Sì alla fusione»

Aziende reggiane, Venturi: «Sì alla fusione»

L’assessore regionale approva i bilanci e “benedice” l’unificazione tra l’Ausl e l’ospedale

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REGGIO EMILIA. La fusione delle due aziende sanitarie di Reggio Emilia filerà via liscia. Ne è convinto l’assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, presentando in Regione il quadro sui bilanci delle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna. Le due realtà reggiane chiudono il 2015 con un attivo di 12.326 euro per l’Ausl e di 7.921 euro per il Santa Maria. Nelle prossime settimane, annuncia l’assessore, la giunta di viale Aldo Moro dovrebbe approvare una delibera per l’istituzione di un «gruppo di approfondimento», che dovrà valutare i vari aspetti dell’unificazione e «avviare il confronto» col ministero.

«Il percorso è già avviato – sottolinea Venturi – sarà semplice. Quando si farà, l’operazione sarà automatica». L’assessore è dunque ottimista, sia per la condivisione del progetto «con la politica reggiana», con la quale «ne parliamo da un anno», sia perché le due aziende si sono già aggregate sotto diversi aspetti.

Da inizio anno, ad esempio, sono stati unificati i servizi tecnici e quelli amministrativi, mentre la settimana scorsa è stata annunciata la creazione di due reti provinciali interaziendali, di ortopedia-traumatologia e di oncologia.

I bilanci delle Aziende sanitarie sono stati approvati dalla Giunta regionale lo scorso 30 maggio, fatta eccezione per l’Ausl di Bologna che si è avvalsa della possibilità di differire il termine di adozione del rendiconto. «All’alto livello dei servizi forniti, che fanno della sanità dell’Emilia-Romagna un’eccellenza del sistema sanitario nazionale – aggiunge Venturi – si associa l’efficace gestione amministrativa e delle risorse, in un contesto in cui, pur in un difficile momento per le finanze pubbliche, abbiamo continuato a investire. Penso ai 150 milioni stanziati per l’ammodernamento delle strutture, delle tecnologie e degli strumenti diagnostici, alle misure adottate per abbattere le liste d’attesa, riportate entro 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per le prestazioni diagnostiche nel 98% dei casi, alle azioni in materia di assistenza territoriale, con le 81 Case della salute attive, di cui 18 aperte da gennaio 2015. In più, il sistema regionale ha dovuto sostenere i costi di nuove tecnologie per la cura dei pazienti: si pensi ai farmaci innovativi per la cura dell’epatite C, che hanno determinato costi aggiuntivi per circa 75 milioni di euro».

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