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Reggio al bivio, ecco le sfide del futuro

di Evaristo Sparvieri
 Reggio al bivio, ecco le sfide del futuro

Mediopadana, Fondazione E35 e Rei: i tre banchi di prova per i rapporti tra Comune, industriali e Camera di commercio

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REGGIO EMILIA. Mediopadana, Fondazione E35, Reggio Emilia Innovazione. Sono questi i primi tre banchi di prova per scacciare malesseri e conflittualità del mondo economico reggiano, messi in evidenza dalla relazione letta dal presidente Unindustria, Mauro Severi, nel corso dell’assemblea generale degli industriali di giovedì al Valli. Un atto d’accusa nel quale il numero uno degli industriali ha strigliato e spronato gli altri attori dell’economia territoriale parlando di «egoismi di parte» e di «una prassi intimamente conservatrice» che mina innovazione e sviluppo, lanciando nello stesso tempo un appello ad una nuova unità d’intenti.

Botta e risposta. Parole alle quali non è mancata una secca replica del sindaco, Luca Vecchi, che ha ricordato l’impegno univoco del Comune nei vari progetti messi in campo per la città, invitando la stessa associazione degli industriali a fare autocritica: «Non posso non rilevare che gli uomini di Unindustria sono ai vertici di numerosi soggetti. Come in Camera di Commercio, Fondazione Manodori, la Stu, Rei. Se c’è un problema di dialogo tra gli attori di questa città forse è il caso che anche Unindustria faccia una riflessione».

Rebus senza soluzione. Sono proprio quelli citati da Vecchi alcuni dei soggetti economici cittadini in cui amministrazione e associazione degli industriali siedono nello stesso tavolo, accanto alla Camera di commercio, misurando pesi, rapporti di forza ed equilibri più o meno precari. Ed è a partire da queste realtà economiche che, nei prossimi mesi, si misurerà la presenza di una vera unità di intenti e di una possibile condivisione da parte dei diversi soggetti chiamati a rilanciare Reggio. A cominciare, ovviamente, dalle proposte di sviluppo per la stazione Av di Mancasale, fulcro di quel sistema Mediopadano su cui tutti sono pronti a scommettere. Ma sul quale le prospettive di sviluppo sembrano sempre ferme sulla carta.

Calatrava mon amour. Un totale di sei treni e 400 posti auto. Sono i numeri con cui la stazione di Mancasale si presentò ai reggiani nel giorno dell’inaugurazione. Cifre aumentate in maniera esponenziale: 44 corse, con 900 posti auto e 2.600 passeggeri, a tal punto da trasformare la stazione Av nel vero punto focale delle diverse prospettive di sviluppo. Ma senza parcheggi e con una evidente carenza di servizi. Le proposte ci sono. Ma finora è mancata la quadra del cerchio. Oltre alle risorse. Da Unindustria hanno presentato un progetto per un park interrato, ma senza un piano economico, in un’area situata a ridosso di un terreno su cui dal Comune hanno intenzione di ricavare 400 posti auto a raso, per i quali serve un finanziamento di almeno 1,2 milioni. Secondo le stime dell’amministrazione, per un progetto complessivo di ulteriore rilancio della stazione Av servirebbero circa 3,5 milioni, fra servizi e infrastrutture. E Vecchi ha già alzato la palla, nella speranza che qualcuno ora la schiacci, chiedendo a Camera di commercio e Unindustria di lavorare assieme per reperire le risorse. L’alternativa? Un mutuo a carico del Comune, come avvenuto per il palazzetto dello sport.

La stagione delle riforme. Già, la Camera di Commercio. È proprio nelle mani dell’ente guidato da Stefano Landi, ex presidente Unindustria, il pallino del gioco: nella prospettiva di un’unificazione con le province vicine, previsto entro fine anno, Reggio potrebbe unirsi con Parma e Piacenza. Un’unificazione anche economica, con la Camera di commercio reggiana che porterebbe in dote nel bilancio unificato un tesoretto ben più sostanzioso rispetto agli enti camerali delle altre due province. La domanda che circola negli ambienti reggiani è quindi questa: perché, prima della fusione, non investire una parte di quel tesoretto qui a Reggio, come prevede lo statuto?

Finora la risposta della Camera di commercio è stata interlocutoria, ma indirizzata verso una soluzione positiva del quesito. Ma come si comporterà Unindustria rispetto al sogno del park interrato?

Città internazionale. Internazionalizzazione. È questa la parola chiave della Fondazione E35, nata su impulso del Comune per reperire fondi europei di comunità. In un anno di vita, ha prodotto 20 progetti per 20 milioni di euro. Sullo stesso tavolo, siedono l’uno accanto all’altra Comune e Camera di commercio, insieme a Provincia, Fondazione Manodori, e Crpa. Chi manca? Unindustria. Dal Comune hanno lasciato aperta la porta. Ma finora, escluso qualche segnale che lascerebbe vedere un interessamento, dagli industriali nessuna risposta.

Quale innovazione? Ma è anche – e soprattutto – Reggio Emilia Innovazione il vero ago della bilancia, alle prese con un buco da oltre 300 mila euro e con richieste di un cambiamento di pelle che arrivano da più parti. In passato non sono mancate le divergenze di vedute tra Landi e Severi. E anche il Comune ha voluto dire la propria. Su Rei l’anno scorso l'amministrazione ha deciso di partecipare ad un aumento di capitale con 90 mila euro, passando dal 18,6 al 25% delle quote. Stessa mossa fatta anche da Unindustria, che ha messo 50 mila euro (15% delle quote). Ma dal Comune non ritengono Rei, nata al servizio delle imprese, una delle attività centrali, ritenendo prioritario destinare risorse a servizi come istruzione e Welfare. La sua partecipazione, in fondo, è funzionale per il futuro del Tecnopolo. Ed è per questo che dalle parti del Comune cederebbero anche qualche quota, chiedendo comunque che la società possa reggersi sulle proprie gambe.

Autunno caldo. Il prossimo autunno si rinnoveranno i vertici. E c’è chi scommette che il primo a pagare sarà il direttore, Arturo Tornaboni, che tornerebbe al suo incarico in Iren Rinnovabili, socio privato di Rei. Ma, senza un accordo tra le parti, per Rei si rischia comunque una drastica dieta dimagrante dal punto di vista dei progetti finanziabili. Un rebus sul quale in molti chiedono ora un intervento deciso proprio della Camera di Commercio (che già lo scorso anno aveva chiesto di fare piazza pulita di tutto il cda che aveva contribuito a nominare), ridando a Rei quella trazione fortemente imprenditoriale con cui è stata originariamente concepita.

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