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cronaca

Bruna, generosa e forte fin da piccola

Un’amica d’infanzia ricorda la madre volontaria Cri che non è riuscita a salvare la figlia Andrea


28 giugno 2016


CASINA. Quando una madre perde la propria figlia per un tragico e assurdo scherzo del destino, come è successo a Bruna, la riflessione condotta dall’emotività può scadere, anche senza volerlo, nella commiserazione. Sentimenti, situazioni assolutamente estranei a mamma Bruna per costituzione e carattere. Perché Bruna ha sempre agito. Lo ha fatto capire subito quando, immersa nel più atroce dolore, ha detto di aver salvato come volontaria della Croce Rossa altre vite umane, ammettendo per contro di non essere riuscita con la sua Andrea, che se n’è andata. Uno smacco terribile, un gioco perverso che, senza retorica, a noi fa star male ancora di più. E così dall’episodio sciagurato, resta il corpo senza vita della sua Andrea nel fiore degli anni e dall’altra lei, l’eroica madre. Perché Bruna Arpaja è così da sempre, dalle elementari e dalle medie: forte, generosa oltre misura. I suoi genitori, ai tempi d'oro della Reggiana, gestivano il glorioso bar del Mirabello: uno spazio grande, faticoso, che quando c’era la partita (campionati di serie B e A) era davvero impegnativo. Bruna, già adulta precoce per la sua età, in quegli anni aiutava i suoi, curava i tre fratelli più piccoli di cui due gemelli, e faceva i compiti per la scuola, senza svagarsi mai. L’ammiravo per il suo spirito pratico e per il fatto che non si lasciasse mai spaventare. Ragazza molto vivace ed energica, era ai tempi anche un po’ intemperante, ma con un profondo senso dell’amicizia. Infatti era sempre pronta ad affrontare non solo gli altri compagni ma anche i professori per difendere, alla minima parvenza di ingiustizia, le sue ragioni e, soprattutto, quelle delle sue amiche. Correva in aiuto di tutti, simile a un temerario moschettiere. Con una capacità senza pari, era la prima ad aiutare i ragazzi disabili. Negli anni delle medie alla Rosta Nuova (ora “Pertini”), ha capito di amare molto la scuola, soprattutto l’italiano: tutto è nato da una recita dell’Iliade del capitolo riguardante l’incontro tra Ettore ed Andromaca con il figlio Astianatte, in cui lei ha interpretato con vigorosa partecipazione, guarda caso, lo sfortunato eroe troiano. Se non avesse avuto altre preoccupazioni, Bruna avrebbe fatto con gioia l’università, ma per dare una mano in casa ha scelto diversamente.

Dopo ci siamo perse di vista, ma immagino che tu sia rimasta sempre così. Lo hai fatto capire nel terribile giorno: dicendo che hai salvato altri, hai finito per descrivere benissimo te stessa. Non riuscendo tuttavia per la tua Andrea, carissima mamma Bruna, da oggi devi affrontare la situazione più dura: condurre avanti l’esistenza, imparando a superare con il coraggio che possiedi questo fortissimo dolore. E noi, mandandoti un abbraccio immenso di profonda partecipazione, lo speriamo di cuore!

Giulia Bassi

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