Confconsumatori «No alla sede del Cto all’ex circolo Maffia»
REGGIO EMILIA. C’è inquietudine tra le famiglie dei disabili adulti assistiti dalla cooperativa Anemos per conto del Centro terapie occupazionali del Comune. Corre voce, infatti, che la sede del Cto,...
REGGIO EMILIA. C’è inquietudine tra le famiglie dei disabili adulti assistiti dalla cooperativa Anemos per conto del Centro terapie occupazionali del Comune. Corre voce, infatti, che la sede del Cto, ora ubicata in un capannone industriale in via Gagarin, al Casale di Rivalta, stia per essere trasferita al numero 33 di viale Ramazzini, nello stabile dove si trovava il circolo Arci Maffia, ora frequentato abusivamente da persone poco raccomandabili. L’allarme è stato raccolto da Confconsumatori, che denuncia la mancata consultazione dei diretti interessati da parte dell’amministrazione municipale. «Alcuni familiari – riferisce Secondo Malaguti di Confconsumatori – ci hanno segnalato che il Cto, d’accordo con la cooperativa a cui è affidato il servizio, l’Ausl e l’assessorato alle Politiche sociali, ha intenzione di utilizzare un’area, in viale Ramazzini, che è stata sede della discoteca Maffia da tempo abbandonata, fortemente degradata e luogo, oggi, di sbandati di ogni tipo e di frequenti atti illegali. La preoccupazione delle famiglie ci è parsa molto motivata, anche perché esse non sono state coinvolte e ascoltate, se non dopo che tutto si era deciso e concluso».
Il Maffia era un locale storico della città. È rimasto aperto per quindici anni fino al 2009, poi per un breve periodo dal 2012. Aveva successo tra i giovani, ma gli abitanti della zona spesso protestavano per il disturbo che ne subivano. Dopo la sua chiusura la situazione è peggiorata. Il vasto edificio dismesso ha subito la sorte dei vicini capannoni delle ex Reggiane, divenendo un bivacco e un insediamento abusivo permanente. Si capisce, perciò, la contrarietà di chi dovrebbe essere trasferito in un ambiente siffatto. «È indubbio – osserva – il valore del Centro terapie occupazionali e delle cooperative sociali che operano con professionalità in questo campo. Nondimeno va ascoltata la voce delle famiglie interessate, che non devono essere emarginate in vicende di questa natura».
Malaguti la ritiene una questione di democrazia: «Abbiamo la sensazione – obietta – che le famiglie in questione non fanno opinione e, comunque, devono accettare quanto viene deciso da altri». A suo parere, invece, si sarebbe dovuto dare almeno un’informazione preventiva sul progetto. La politica, infatti, è «l’arte di saper risolvere con la gente le questioni che la riguardano». E lo stesso consiglio comunale dovrebbe discutere su temi come questo anzichè assumere decisioni «sulla testa di persone vulnerabili». (l.s.)
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