«Enza, ecco i punti più pericolosi»
Un canoista: Cedogno e Bazzano, il ponte romano, il lido di Vetto e Temporìa
CANOSSA. L’Enza ha un percorso di 93 chilometri che dalla sorgente del monte Palerà (poco distante dall’Alpe di Succiso, in provincia di Massa Carrara, ma sconfina subito nel Reggiano) e dal lago artificiale di Paduli (Lagastrello) sviluppa il suo corso separando le province di Reggio Emilia e Parma per poi scendere fino a Brescello e al Po. Le acque frequentate dai bagnanti reggiani riguardano però solo un breve tratto: quello compreso tra Cerezzola e Vetto.
«I punti più pericolosi dell’Enza – spiega Roberto Finzi, dell’associazione Canottieri Eridano Guastalla – sono a Ciano (all’altezza dei ponti di Cedogno e di Bazzano) e a Vetto (il Lido e il ponte romano, a 4 chilometri da Vetto verso Parma). Lì l’acqua forma una esse con forte corrente (era il punto più critico per le gare di canoa, e lì in passato ci sono state vittime tra i bagnanti. Infine Temporìa, luogo suggestivo ma molto pericoloso a causa della maggiore corrente. Sopra Temporìa difficilmente i reggiani si avventurano, anche a causa dell’acqua troppo fredda». Un territorio che conoscono bene invece i canoisti, sempre intenti a studiare i livelli idrometrici. «Le gare di canoa non si fanno più, la storia sportiva dell’Enza è finita; si organizzano solo gruppi di amici canoisti. Tra i torrenti, è molto più pericoloso il Secchia, per il volume d’acqua: il tratto da Roteglia a scendere non a caso si chiamava “costa dei cadaveri”. Ma il Secchia è meno frequentato; l'Enza invece è la classica spiaggia dei reggiani. Vi si recano migliaia di persone, di conseguenza aumentano le possibilità di disgrazie». (am.p.)
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