A Santa Croce sette scheletri vuoti tornano a nuova vita
I capannoni dismessi affidati ad associazioni e organizzazioni che hanno ottenuto l'assegnazione per loro attività
REGGIO EMILIA. Un capannone abbandonato diventerà una palestra per l’atletica indoor, una piccola chiesetta la sede di un’associazione e dei vecchi binari saranno il palco di una mostra per treni d’epoca. Sono alcuni dei progetti prossimi ormai a diventare realtà tangibile del recupero di edifici produttivi dismessi nel quartiere di Santa Croce, quadrante del degrado a pochi passi dalle ex Reggiane e dal nuovo Tecnopolo, sui quali ora il comune sta investendo forte.
Insieme all’area nord sono infatti il trampolino verso lo sviluppo - anche immobiliare - della Reggio Emilia del futuro. Ora Santa Croce torna a rivivere grazie al bando - che rimarrà ancora aperto visti gli spazi disponibili - per il riuso temporaneo di immobili dismessi, promosso dal Comune che ha fatto incontrare i proprietari dei capannoni e una folta schiera formata da 50 tra associazioni e realtà sportive che prenderanno posto in quegli scheletri vuoti.
Un percorso di rigenerazione urbana presentato ieri dal sindaco Luca Vecchi: «Stiamo parlando di un quartiere problematico, che il 40 per cento dei residenti di origine straniera e che per lungo tempo è andato verso il declino e che ora riportiamo a nuova vita tramita la rigenerazione urbana, l’innovazione sociale e la creatività».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13740971:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/06/29/fotogalleria/reggio-emilia-ecco-gli-edifici-della-riqualificazione-di-santa-croce-1.13740971]]
Le proposte raccolte tra i cittadini poteranno entro il 2017 a far ripulsare il cuore di Santa Croce. Sotto le torri dell’ex Mangimificio Caffarri di via Gioia troverà la sua nuova sede Remida, il progetto pilota sul riuso creativo dei materiali promosso dall'Istituzione Scuole e Nidi dell' Infanzia del Comune di Reggio Emilia, Iren, e Fondazione Reggio Children.
Nella palazzina uffici di via Gioia 5 si insedierà l'associazione Ring 14, che ha già messo un piede dentro. C’è poi la piccola chiesa sconsacrata di viale Ramazzini che fa angolo con via Veneri: sarà la sede di Ascoltare Santa Croce, una volta spina nel fianco dell’amministrazione comunale insieme a un’altra decina di comitati contro il degrado che sono gemmati in città negli ultimi due anni, ora interlocutori privilegiati in materia di riqualificazione.
Tra i muri dell’ex discoteca Maffia di viale Ramazzini sono invece già iniziati i lavori per ospitare la nuova sede della cooperativa sociale Anemos, che ospita una trentina di ragazzi con disabilità. Nelle strutture di via Talami, invece, verranno recuperati da parte di Fer e Tper (che pagheranno di tasca propria) gli immobili dismessi per ospitare le locomotive e i vagoni storici. Un museo espositivo aperto al pubblico.
Buona parte delle attività saranno però concentrate negli immobili di via Gioia ai civici 22 e 24. Lì saranno ospitate le attività dell'Atletica leggera indoor con tanto di pista; il centro di produzione, formazione e attività teatrali MaMiMò; il museo delle moto di Uisp; la società sportiva Taekwondoo Tricolore che conta da sola circa 400 iscritti; un progetto di atelier didattico promosso dal nido-scuola Choreia a cura della cooperativa Panatarei e l'associazione Safre che da tempo si occupa a Santa Croce di modellismo ed ha contribuito al recupero delle carrozze e locomotive storiche di Act.
In particolare il centro teatrale MaMiMò ha proposto il trasferimento nell'immobile di via Gioia di tutte le attività di formazione e creazione artistica riguardanti la Scuola di teatro e la Compagnia, quali i corsi di recitazione. La «sfida culturale», come è stata chiamata ieri da Vecchi, è nata da un’idea dell’assessore alla rigenerazione urbana Alex Pratissoli, secondo il quale «attraverso il riuso si vuole lavorare a un progetto che coinvolga l'intera area, attraverso l'uso di strumenti innovativi, come il partenariato tra pubblico e privato, e quindi la condivisione delle risorse e delle competenze di Reggio Emilia».
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