Il Credito Reggiano punta i piedi sulle fusioni
Il presidente Maffei: «Facciamo il tifo per l’operazione del Banco Emiliano in quanto obbligazionisti ma vogliamo restare fuori da queste aggregazioni»
REGGIO EMILIA. «A noi Bankitalia non ha sollecitato la fusione con altre banche. Ce la stiamo mettendo tutta per rimanere indipendenti e tali vogliamo restare». Carlo Maffei, presidente del Credito Cooperativo Reggiano, punta i piedi quando si parla di fusioni. Mentre il Banco Cooperativo Emiliano sembra destinato a fondersi con un’altra bcc in regione - con la bolognese Emil Banca in pole position - i cugini minori del Ccr sembrano potersi permettere di rimanere fuori dal perimetro dell’operazione nonostante la perdita di 3,5 milioni di euro segnata nel 2015, che segue quella da 600mila euro del 2014. Sono in molti a credere che il Ccr verrebbe assorbito dalla nuova aggregazione del Banco Emiliano sulla base di indicazioni strategiche più ampie. Ma Maffei non ci sta. «Dovremmo aggregarci con altri solo se fossimo in difficoltà - dice - Ma nell’ultimo bilancio abbiamo accantonato tantissimo e le sofferenze sotto controllo. È chiaro che possiamo fare sempre meglio e il mercato certo non aiuta di questi tempi ma siamo in grado di proseguire da soli. Anche il Banco Emiliano ha lavorato fortissimo in quest’anno. Poi le problematiche legate alla loro fusione noi non possiamo saperle. Ma vogliamo che questa nuova operazione di matrimonio vada in porto anche perché abbiamo aderito come Ccr al prestito obbligazionario da 10 milioni che hanno chiesto e parteciperemo anche al prossimo sempre da 10 milioni».
Il presidente della banca con sede a Scandiano porta in dote l’esempio della bozza della riforma delle bcc, sistema che sta rivedendo i suoi assetti industriali spingendo sulle fusioni per dotarsi di patrimoni maggiori sempre in ossequio però del legame con il territorio. «I parametri inseriti nella bozza di riforma non parlano di dimensioni in termini assoluti» spiega Maffei, imprenditore con attività nelle concessionarie d’auto, divenuto poi presidente della piccola banca che conta appena 11 sportelli. «L’importante è essere solidi e avere i conti in ordine. Noi possiamo testimoniarlo: siamo una banca che presta soldi e aiuta l’economia reale». Gli accantonamenti prudenziali del Ccr sono passati 5,6 milioni del 2011 ai 26,6 milioni di fine 2015, segno della tensione sui mercati. Gli equilibri e la tenuta dei conti dopo gli aggiustamenti verranno comunque vagliati nella prossima semestrale, dalla quale dipenderà l’indipendenza o meno delle bcc.
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