«Quel testo ha solo danneggiato Rinaldi»
Casina: ecco la lettera dei veleni. Parla il secondo firmatario a sua insaputa: «Andai dai carabinieri pronto a denunciare»
CASINA. «L’idea di partenza era lodevole, ma così non hanno affatto aiutato Rinaldi, anzi è stato controproducente».
Ettore Giovannini è uno dei due nominativi (l’altro, l’assessore uscente Albert Ferrari, aveva già espresso il suo disappunto) citati – senza essere stati nemmeno contattati – nella “lettera fantasma” che continua ad essere sulla bocca di tuti, a Casina. Una missiva realizzata prima delle elezioni da un gruppo di sostenitori dell’ex sindaco Gian Franco Rinaldi – di cui si è saputo solo dopo le votazioni nelle quali Rinaldi ha perso al ballottaggio – e indirizzata a «tutti, ma soprattutto alle persone di sinistra».
Danilo Predieri, che si è fatto avanti come coautore del documento, ha precisato che «si è trattato di un documento che non doveva uscire, ma che con le tecnologie digitali è diventato pubblico», e che «il Pd è estraneo». Circostanza confermata da Luca Zini, segretario Pd di Casina (ancora per poco, le dimissioni saranno ratificate lunedì 4 luglio): «Chi ha deciso di fare un’operazioene di questo tipo lo ha fatto a titolo personale. Non saprei se l’effetto è stato controproducente per Rinaldi. A mio avviso, è stato montato un caso inesistente: quella lettera non ha spostato nulla».
Giovannini, 80 anni, storico militante della sinistra, racconta come ha saputo di essere stato tirato in ballo: «Sono un vecchietto che si alza all’alba. Un mattino (era il giovedì prima delle elezioni) non ho fatto in tempo ad arrivare al bar che mi hanno detto: “gira una lettera con il tuo nome”. Mi telefona un altro conoscente e mi ripete questa informazione. È passato qualche giorno prima che avessi in mano il cartaceo e, quando l’ho avuto, ho portato il testo ai carabinieri, dicendo di custodirla in caso volessi procedere per vie legali contro ignoti. Perché in quel momento di ignoti si trattava». Subito dopo, Giovannini (che in seguito si è chiarito con Danilo Predieri) ha telefonato a Costi, già sindaco: «Costi è stato molto corretto, anche se io di certo non l’ho votato; mi ha detto “conoscendoti, avevo fortissimi dubbi che tu avessi preso questa iniziativa”». Giovannini un’idea precisa di come è andata ce l’ha, partendo appunto dal documento. «I nomi firmatari erano tutti di persone perbene. Secondo me è andata così: prima delle elezioni un gruppo di persone ha pensato di redigere un testo con l’intento di aiutare a Rinaldi, il che aveva la sua ragion d’essere, e hanno elencato chi, secondo loro, poteva starci. La lettera non è mai uscita perché chi è stato interpellato ha sconsigliato, poi però qualcuno si è preso la briga di fare un copia e incolla brutto della bozza originale: dal testo era evidente, perché c’erano frasi con caratteri diversi». Secondo Giovannini, l’aspetto peggiore è che «sono state tirate in ballo persone che, come me, erano del tutto all’oscuro. Mi sono state messe in bocca parole che non ho mai detto: ognuno ha le sue idee, ma chi mi conosce sa che se ho da dire qualcosa lo dico in faccia, non uso questi giochini e trucchetti di bassa lega». La lettera è ancora in caserma? «Sì la lascio lì, ma a questo punto non ho ragione di denunciare nessuno. Non credo che questo pasticcio lo meriti».
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