Referendum costituzionale, Iniziativa Laica dice no
REGGIO EMILIA. Continua a compattarsi il fronte del no in vista del referendum costituzionale di ottobre. Dopo la netta presa di posizione dell'Anpi e di altre associazioni, sindacati e partiti...
REGGIO EMILIA. Continua a compattarsi il fronte del no in vista del referendum costituzionale di ottobre. Dopo la netta presa di posizione dell'Anpi e di altre associazioni, sindacati e partiti politici anche Iniziativa Laica e Giornate della laicità, hanno dato la loro adesione al Coordinamento Democrazia Costituzionale di Reggio (già costituito nei mesi scorsi) che si batte per dire di no alla riforma della carta costituzionale “Renzi - Boschi” approvata dal Parlamento il 12 aprile scorso. Il coordinatore provinciale Giorgio Salsi, premettendo che viene lasciata libertà di coscienza agli aderenti all'associazione «nella convinzione che non tutti si esprimeranno allo stesso modo e che tutte le opinioni sono rispettabili» ribadisce le ragioni del no di Iniziativa Laica. Ragioni che sono sintetizzabili essenzialmente in tre punti: è meglio ed è prioritario attuare la Costituzione “incompiuta” invece che cambiarla; le modifiche proposte si appiattiscono, sull'ideologia neoliberista della globalizzazione economica e finanziaria, che impone regole del gioco in netto contrasto con i diritti e i principi costituzionali; il combinato disposto dell'Italicum (la nuova legge elettorale) e della riforma costituzionale determina uno stravolgimento delle regole istituzionali, di fatto privando i cittadini della possibilità di eleggere direttamente i propri rappresentanti. A sostegno della posizione di Iniziativa Laica, Salsi aggiunge poi che «il principio fondativo del laicismo è la rivendicazione della nostra autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale, o religioso altrui».
Una premessa da cui discende, conclude Giorgio Salsi, richiamando la Costituzione, che «oltre al vulnus alla democrazia diretta, basata sull'autonomia decisionale dei singoli, tale riforma porterebbe l'Esecutivo a prevalere sul Parlamento, ridotto al ruolo di sostanziale ratifica delle decisioni del Presidente del Consiglio». (r.f.)
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