Gazzetta di Reggio

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Minacce a Catia Silva, chiesto il processo

di Jacopo Della Porta
Minacce a Catia Silva, chiesto il processo

Ieri l’udienza a Bologna davanti al gup, che deciderà nei prossimi giorni se rinviare a giudizio i cinque calabresi imputati

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BRESCELLO. «Finalmente dopo mille peripezie ci avviciniamo all’inizio di questo processo, che riguarda fatti avvenuti nel 2009». Così ieri l’avvocato Gianluca Vinci, segretario della Lega Nord Emilia e capogruppo in consiglio comunale a Reggio, ha commentato la costituzione di parte civile della sua assistita, e compagna di partito, Catia Silva per la vicenda delle minacce, ingiurie e tentata violenza privata poste in essere da cinque calabresi con l’aggravante del metodo mafioso.

Il pm della Dda Marco Mescolini ha chiesto il rinvio a giudizio per i cinque imputati: il gup bolognese Gianluca Petragnani Gelosi renderà nota la sua decisione tra una settimana.

Il processo era iniziato a Reggio, ma nel marzo 2015 il pm Stefania Pigozzi ha contestato l'aggravante del metodo mafioso e il caso è passato a Bologna (l'eventuale processo si svolgerebbe comunque nella nostra città).

Il rinvio a giudizio è stato chiesto per Alfonso Diletto descritto nell'operazione Aemilia come capo promotore delle Bassa reggiana, condannato in primo grado a 14 anni e 2 mesi, Salvatore Grande Aracri (nipote del capoclan Nicolino e figlio di Francesco,), Carmine Rondinelli (che ha sposato la sorella del boss) e suo figlio Girolamo, infine Salvatore Frijio (genero di Rondinelli, in quanto ne ha sposato la figlia).

«Catia Silva è stata finalmente presa sul serio - dice l'avvocato Vinci -. Qualche difensore ha detto che le sue dichiarazioni non erano credibili perché lei cercava solo visibilità mediatica, in quanto è un esponente politico. Ma se così fosse nel 2009 avrebbe fatto i nomi di persone già condannate, invece parlò di minacce da parte di Alfonso Diletto, solo successivamente coinvolto in indagini di mafia. Se avesse inventato tutto avrebbe indicato altre persone».

La vicenda in questione ha avuto inizio nell'ottobre 2009, quando Catia Silva, segretaria della Lega Nord di Brescello, rilasciò alcune dichiarazioni al quotidiano Il Giornale e poi all’Informazione. A seguito di quegli articoli Diletto, secondo il capo d'imputazione, minaccio l'esponente del Carroccio, con frasi come «i calabresi non l’hanno presa bene», «non sai cosa ti può succedere», e poi tentò di costringere la donna a ritrattare le sue affermazioni sul radicamento mafioso in paese, consigliandole di redigere una nota stampa. Per questo Diletto deve rispondere anche di tentata violenza privata. Tentata perché Catia Silva non si piegò.

Gli altri imputati sono accusati di minacce per avere pronunciato frasi del tipo «ti ammazziamo» o «ti incaprettiamo». Tutti i fatti commessi con l’aggravante del metodo mafioso e dell’averli commessi per agevolare la ’ndrangheta.

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