«Più tutele ai soci delle coop in crisi»
La proposta di Federconsumatori, organizzatrice di un incontro con le associazioni: «Servono garanzie e vigilanza»
REGGIO EMILIA. Fedeconsumatori ha proposto un tavolo tecnico di coordinamento per arrivare ad una legge che regoli e tuteli maggiormente il prestito sociale, introducendo più garanzie, più trasparenza e rafforzando il sistema di vigilanza. La stessa Banca d’Italia sta lavorando ad una sua proposta, come confermato ieri da Mario Marangoni, che parlando a nome dell’istituto ha sostenuto la necessità di «rafforzare la protezione dei soci, pur senza limitare il ricorso al prestito sociale».
Legacoop, con il presidente regionale Giovanni Monti, si è detta disponibile ad aderire alle indicazioni che arriveranno da Banca d’Italia, mentre il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e il parlamentare di Sinistra Italiana Giovanni Paglia, non si sono chiamati fuori, riconoscendo la necessità di nuove regole per evitare che di fronte al fallimento i soci prestatori restino solo con un pugno di mosche.
È già capitato. A Foggia (dove da 24 anni la questione è ancora aperta), Parma, Roma, Varese, in Friuli e Reggio, solo per citare i casi che ieri il presidente della Fedeconsumatori reggiana, Giovanni Trisolini, ha riunito al centro Malaguzzi per il convegno “La cooperazione italiana: quale futuro e quali regole per tutelare il prestito sociale”. Ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo.
Ed è anche per questo motivo che probabilmente il convegno di ieri non poteva che chiudersi con un impegno a mettere mano a un sistema che fa acqua, con i relatori davanti ad una platea arrabbiata e sfiduciata, dopo aver visto andare in fumo i risparmi di una vita. Persone che si sentono tradite dalla cooperazione, ma anche dalla politica e dalle istituzioni.
«Mutualità, solidarietà, fiducia tradita, soci, pensionati e lavoratori sul lastrico», sono stati i termini più ricorrenti negli interventi dei portavoce dei comitati soci di cooperative, che nel frattempo sono finite all'aria. E se per molti anni si è trattato di cooperative di abitazione (e qualche caso è accaduto anche a Reggio), negli ultimi anni a finire in concordato preventivo sono state anche le cooperative di produzione e lavoro e di consumo. Come nel caso della Coopca in Carnia, per la quale è previsto un intervento di 13,5 milioni di euro da parte di Coop Alleanza 3.0. I vertici di Legacoop hanno ricordato che sono stati 23 i milioni di euro destinati ai soci delle cooperative in dissesto di Reggio e Parma. Dati di fronte ai quali ha avuto buon gioco Guido Flisi del Comitato soci Coopsette, con voce incrinata da un misto di rabbia e disperazione, a denunciare «come nel loro caso ancora non si sia arrivati a nessuna soluzione. Eppure Coopsette in passato è intervenuta a sostegno di altre cooperative, mentre noi siamo stati lasciati soli. Dalla cooperazione, dalle istituzioni e dalla politica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
