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Shakespeare starebbe bene a Reggio Emilia

Stefano Scansani
Shakespeare starebbe bene a Reggio Emilia

La Domenica, l'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. Shakespeare si troverebbe bene a Reggio. Almeno con i titoli di due opere: Molto rumore per nulla e Sogno di una notte di mezza estate. Il primo fa il verso agli storcimenti di naso e allo scrollamento di spalle seguiti alla polemica fra il presidente di Unindustria Mauro Severi e il sindaco Luca Vecchi: il Comune si muova, il municipio si svegli, l’amministrazione pianifichi alla grande perché il futuro è un treno ad alta velocità che per la Mediopadana - come area, non come stazione - passa una volta soltanto. In parecchi hanno immaginato che il confronto sia stato carburato unicamente da una smania giornalistica.

Titoloni e articolesse in un periodo di magra cronistica (non è vero). Gli stessi Severi e Vecchi in redazione, partecipando in diretta Facebook al primo RinGazzetta, lunedì avevano smussato tutti gli angoli e livellato le asperità, affermando che sui progetti c’è condivisione e che la città sta gustando una specie di Pax Aemiliana, pace nelle relazioni, assenza di conflitto fra politica, imprenditoria, sindacati, parti sociali… Ecco allora che la suggestione shakespeariana calza a pennello: molto rumore giornalistico, per nulla. Ma poi, giovedì, si è manifestato l’inatteso.

Confcooperative ha reagito, ha diramato un commento aspro, ha criticato Severi e bacchettato Vecchi. Cosicché mi piace ricorre a quell’altra commedia di Shakespeare: Sogno di una notte di mezza estate, perché la pretesa  consolatrice che esista o resista una Pax Aemiliana è andata a farsi friggere immediatamente. E neanche siamo a metà estate. Il neo presidente dell’organizzazione, Matteo Caramaschi, ha assestato una gomitata agli imprenditori e messo il dito in un occhio alla giunta comunale. Per lui gli industriali sono gli “affamatori” dei lavoratori; per lui la predicazione umanistica degli imprenditori si schianta contro gli appalti low cost che vengono vinti da imprese o coop fasulle; per lui si parla e straparla troppo alto e vago perché ci sono ben altre urgenze su lavoro e sviluppo.

Un bombardamento, con superamento a sinistra. Mi spiego: Confcooperative, che è un’organizzazione bianca, dunque d’ispirazione centrista, moderata e cattolica, usa termini e linguaggi della miglior tradizione sindacale di sinistra-sinistra, direi rossa della più bella razza. In questa partita non esiste la Legacooperative e nemmeno la filiera dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. Muti. Fermi. Zitti.

Li abbiamo attesi tutti, per capire la loro posizione. Sia chiaro: non per rintuzzare l’assalto della Confcooperative, o per difendere il sindaco Vecchi e di rimbalzo quell’altro pacificatore che è il presidente degli imprenditori Severi. Con pazienza, invece, avevo aspettato invano giovedì 23 giugno i citati Legacooperative, Cgil, Cisl, Uil.

Dieci giorni fa, quando la Gazzetta ha pubblicato una sconfinata intervista al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e al Valli Mauro Severi ha letto la sua relazione. Zero. Solo l’altro ieri la Legacooperative con una laconica comunicazione si è posizionata. Il suo presidente Andrea Volta ha tagliato corto. Nelle sue parole pare di leggere un ammonimento al suo collega di Confcooperative. Ecco la frase centrale: “Le divisioni, lo vediamo tutti i giorni, creano solo danni. Certo, tutti devono essere protagonisti: le forze economiche e sociali e le amministrazioni pubbliche. Lavoriamo per questo. Ma essere protagonisti è utile e necessario, il protagonismo non serve”.

Il protagonismo sarebbe dunque quello di Caramaschi che qualcuno già accusa di voler marchiare il suo mandato rispetto a quello del predecessore Giuseppe Alai, soprannominato “lo zar bianco”.

Anche la reazione del presidente di Unindustria non s’è fatta attendere. Severi ha scritto: “Le riflessioni del presidente Caramaschi mi sembra confermino quel malessere locale che denunciavo alcuni giorni fa nel corso della nostra assemblea. Mi riferisco alla frammentazione, che ho definito atomizzazione, della società civile reggiana, più portata a seguire interessi e particolarismi che una compiuta e matura visione d’insieme”.

Severi ha chiuso con un rimpallo della visione lillipuziana: “Diversamente, saremo condannati a piccole liti per piccoli obiettivi”.

Così succede nel nostro piccolo. Severi dà la sveglia al Comune perché pensi in grande. Vecchi risponde per le rime a Severi ricordando che gli industriali sono poco propensi a metterci del loro (denaro). Confcooperative biasima Severi e il sindaco perché nel pensare slargano. Legacoop accusa Confcooperative di protagonismo. Severi rimbrotta Confcooperative perché pensa in piccolo. Esattamente mercoledì scorso annotavo a pagina 3: “E poi serpeggia il rischio che il gioco delle contrapposizioni – che ci sono, e tante – diventi finissimo, invisibile, e mai viene disputato in pubblico”. Dimenticavo. Shakespeare si troverebbe bene a Reggio anche per un terzo titolo, sempre suo, e anche nostro: “Misura per misura”.

s.scansani@gazzettadireggio.it

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