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Morti sul lavoro, la Cgil: «Effetto crisi, la sicurezza è trascurata»

di Serena Arbizzi
Morti sul lavoro, la Cgil: «Effetto crisi, la sicurezza è trascurata»

Ciro Maiocchi lancia un appello: «In aumento le morti in fabbrica e anche le malattie professionali. Questa strage va fermata»

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CAVRIAGO. Una strage che va fermata. Un tragico aumento delle morti sul lavoro sta caratterizzando il 2016 rispetto agli anni passati. Ad oggi sono sette gli infortuni mortali in fabbrica: una trend in preoccupante incremento che va assolutamente bloccato. Lo chiedono diversi soggetti, tra i quali Ciro Maiocchi, responsabile del dipartimento ambiente e sicurezza della Camera del lavoro che lancia un appello a più enti affinché si adottino le necessarie misure preventive a tutela dei lavoratori. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13757570:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/07/02/news/infortunio-sul-lavoro-a-corte-tegge-57enne-muore-travolto-da-un-muletto-1.13757570]]

«Il tema della sicurezza è lasciato in subordine perché la crisi ha avuto un sopravvento – spiega Maiocchi –. Ci accorgiamo ora che con meno operai si verificano più infortuni: a metà anno sono già di più rispetto al 2015. L'atteggiamento generale è quello di dire che gli infortuni stanno calando, ma noi rileviamo che quelli minori, innanzitutto, non vengono denunciati purché si lavori a qualsiasi condizione. Riteniamo, quindi, che vi sia un 'incidenza degli infortuni in aumento. E aumentano le lesioni gravi. Per non parlare delle malattia muscolo-scheletriche di derivazione professionale. Anche queste non vengono denunciate, nonostante Reggio Emilia sia la provincia che ne denuncia più di tutti in Italia. Dal 23 dicembre, poi, il Governo ha abolito il registro infortuni dalle aziende: per visualizzarli bisogna collegarsi al sito dell'Inail, dove però non viene descritta la dinamica. Constatiamo, pertanto, che esiste un tentativo generale di semplificazione sbagliato, mentre serve molta più attenzione di prima e più rigore».

«L'Ausl _ prosegue Maiocchi _ deve darsi una mossa in questo senso: non deve limitarsi a dare consigli sulle aspettative di vita, a invitare ad una corretta alimentazione e così via. Quando la gente muore in fabbrica, bisogna aumentare il livello ispettivo. So che è partito un progetto sulle piccole aziende metalmeccaniche. Vedremo cosa produrrà: in questa categoria di aziende si annidano migliaia di infortuni anche di piccolo calibro ma non denunciati perché i lavoratori hanno paura di perdere il posto con la crisi che c'è. L'ultimo appello – conclude Maiocchi – lo voglio fare ai medici competenti, che spesso si trincerano dietro al rapporto che hanno con il loro titolare. Questi medici hanno un codice deontologico che hanno il dovere di rispettare fino in fondo. Devono fare sorveglianza sanitaria: significa che devono vedere come la gente lavora».

Sul numero dei morti in azienda interviene anche il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro: «Sette morti sul lavoro in sei mesi a Reggio. Nel 2014 erano stati otto in tutto l'anno. Si potrà invocare il fato, ma forse è emergenza. Ed in ogni caso è una strage lenta e quotidiana».

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