«La cosa pubblica gestita dalle ambizioni personali»
REGGIO EMILIA. La senatrice reggiana Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo Misto, interviene sul dibattito in corso sulle pagine della Gazzetta relative al futuro di Reggio Emilia a partire dalla...
REGGIO EMILIA. La senatrice reggiana Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo Misto, interviene sul dibattito in corso sulle pagine della Gazzetta relative al futuro di Reggio Emilia a partire dalla querelle Vecchi-Severi. Per poi andare oltre toccando nodi irrisolti e nervi scoperti di un’amministrazione, quella del Pd, “superficiale e pressapochista”.
«Ci sono lingue esordice la senatrice Mussini - in cui il “noi” viene espresso con due parole diverse, una per includere anche chi ascolta e una per escluderlo. Il “noi” italiano abbraccia invece entrambe le possibilità, così il sindaco Vecchi non è costretto a sciogliere l’ambiguità quando, nella polemica col presidente di Unindustria Severi, rivendica “la cultura del noi” come tratto nobile e distintivo del modus operandi della propria amministrazione. Un modello che riguarda non solo il Comune, ma tutti i livelli di un’amministrazione Pd che da troppo tempo procede senza una visione, mettendo in campo singole tessere di un mosaico di cui non si vede il disegno, progetti segnati da superficialità e pressapochismo, le cui ricadute nuocciono alla città». Per poi passare ad esempi concreti e tangibili perché «non c’è solo il Park Vittoria». «Nel 2012 - ricorda Mussini - il dream team Catellani-Delrio-Spadoni-Magnani voleva a tutti i costi un ristorante nel museo, proprio dove erano stati previsti gli uffici, trasferiti dall’inizio dei lavori nel palazzo di un privato che affaccia su piazza del Duomo. La mozione popolare che chiedeva di rispettare il progetto originario fu bocciata. Ora Vecchi (all’epoca capogruppo Pd in consiglio), ci racconta come se fosse un’idea luminosa che gli uffici andranno proprio là. Non ci dice lo scenario vero: un bando per manifestazione d’interesse con zero partecipanti, quattro anni di affitto buttati, uffici tenuti lontani dall’allestimento museale che dovrebbero gestire, spese aggiuntive per riorganizzare quella superficie». «E cosa ne è - rincara la dose la senatrice - di un piano serio sulla cultura e il turismo culturale a Reggio che magari includa anche il povero Mauriziano? Per questa amministrazione però la cultura non pare essere una priorità, tanto che Vecchi continua a mantenerne le deleghe pur senza avere una specifica competenza». «Ci sono questioni più urgenti - si domanda e si risponde Mussini - come il lavoro? Parliamo allora delle ricadute causate dalla scelta della Provincia di mettere insieme Iti e Ipsia meccanica: un’iniziativa scellerata che ha fuso formazione tecnica e professionale depauperando il patrimonio di competenze su cui fino a poco tempo fa si è retta l’industria locale. Risultato: una popolazione scolastica che deve affrontare problemi di ordine pubblico che hanno allontanato molti insegnanti, mettendo in pericolo la qualità didattica; aziende che faticano a trovare risorse tecniche adeguate. Perché questa cialtroneria? Le ragioni stanno in quel “noi”: amministrazioni che rispondono solo a una cerchia più o meno allargata legata da rapporti familiari o politici, e che intendono le proprie azioni come prebende da distribuire e non come un programma per il bene comune. Una cosa pubblica che viene gestita in base alle inclinazioni personali e alle ambizioni individuali di persone che non sono state scelte per curriculum, ma per amicizia e parentele». Ma c’è dell’altro perché «non mancano solo le competenze - conclude la senatrice -. Dei tanti soldi che Vecchi dice di avere stanziato, possibile che non ci sia neanche una briciola per togliere le erbacce dai chiostri di San Pietro? Non è questione di soldi: se mancano i valori, le idee, la cura, si gira in tondo e ogni investimento è solo in una partita di giro».
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