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Unigreen, lo sciopero diventa un’occupazione

Unigreen, lo sciopero diventa un’occupazione

I lavoratori hanno deciso di presidiare giorno e notte lo stabilimento di Roncocesi No al trasferimento dei 35 operai in Friuli. La Fiom: «Una proposta inaccettabile»

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REGGIO EMILIA. Ieri mattina i lavoratori dello stabilimento Unigreen della Maschio Gaspardo, a Roncocesi, hanno votato in assemblea la trasformazione dello sciopero ad oltranza in un presidio permanente dentro la fabbrica, giorno e notte, da attuare insieme al blocco delle merci. «Fino a quando non si troverà un accordo non uscirà un bullone - ha dichiarato il sindacalista della Fiom Simone Vecchi - i lavoratori difendono la loro fabbrica da una logica puramente finanziaria che li vorrebbe schiacciati».

La direzione della Maschio Gaspardo in un incontro avvenuto il 30 giugno scorso aveva comunicato la volontà di chiudere dal primo settembre lo stabilimento in cui lavorano 35 persone, e trasferire la produzione a Morsano, in Friuli Venezia Giulia, a circa 300 chilometri di distanza. L'azienda offrirebbe ai lavoratori un incentivo di circa 500 euro lordi al mese per due anni, a compensazione del disagio. Ma sia a Fiom che molti operai hanno considerato inaccettabile questa proposta contrattuale.

«Trasferirci a 300 chilometri, chiedere alle nostre famiglie di stravolgere le proprie vite, obbligando mogli o mariti a lasciare il proprio lavoro, distruggendo le nostre relazioni sociali è un insulto, e di fatto è un licenziamento, poche balle - ha detto Marcello Vita, delegato sindacale dello stabilimento - ma noi non molliamo, non siamo mai stati così uniti». Secondo il sindacato quindi non esiste alcuna ragione industriale o di mercato per cessare questa attività a Reggio: «Lo stabilimento produce atomizzatori ed il portafoglio ordini è ancora pieno, con un leggero calo in linea con il settore, ma niente di preoccupante. La logica dell’azienda è puramente finanziaria e ha lo scopo di soddisfare le volontà delle banche, facendo saltare ogni principio di responsabilità sociale nei confronti delle persone che lavorano». L’azienda di via Rinaldi fino a tre anni fa era di proprietà del gruppo Yama di Reggio Emilia e fu venduta al gruppo Maschio Gaspardo in un processo di acquisizione che portò questo gruppo ad acquistare in pochi anni molti marchi importanti della meccanica agricola nazionale, come Feraboli, Unigreen, Moro ed altri minori, fino ad arrivare a circa 2 mila dipendenti totali.

«Quando grandi gruppi arrivano sul territorio e acquisiscono aziende reggiane senza alcun vincolo- ha concluso il segretario della Fiom di Reggio Sergio Guaitolini - si rischia il saccheggio: dei prodotti, dei mercati, delle conoscenze» La Fiom si dice disposta a negoziare con la Maschio Gaspardo, ma se non vi saranno segnali sarà “inevitabile una escalation della lotta”, con trasferte di protesta anche in Veneto e Friuli.

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