«Zio, sarai una grande persona anche ora che sei in paradiso»
CAVRIAGO. «È proprio vero che la vita è imprevedibile... Le persone se ne vanno così, in silenzio, magari con qualche sogno ancora da realizzare o, che so, con tanta voglia di vivere momenti che ti...
CAVRIAGO. «È proprio vero che la vita è imprevedibile... Le persone se ne vanno così, in silenzio, magari con qualche sogno ancora da realizzare o, che so, con tanta voglia di vivere momenti che ti rendono felice». Queste le parole di Eleonora Tiberia, nipote di Giancarlo De Carolis, vittima dell’infortunio sul lavoro alla ditta Transports Fantozzi di Corte Tegge. De Carolis era lo zio di Eleonora che di professione fa l’attrice e vive a Frosinone, vicino a Veroli, dove lo zio aveva un’abitazione.
«Mio zio Giancarlo abitava a Veroli ma andava spesso in Francia a trovare i figli. E non riesco ancora a capacitarmi di quello che è avvenuto, della portata della tragedia. Una persona si aspetta di potere assaporare ancora anni di felicità... E invece no. Quando meno te lo aspetti vieni chiamato lassù... E ciò che resta sulla terra è semplicemente il dolore dei cari rimasti. Voglio dirgli ciao zio! Sarai una grande persona anche in paradiso. Perché sono certa che è lì che andrai». Tantissimi i messaggi di condoglianze arrivati a Eleonora e ai famigliari del 63enne vittima dell’infortunio mortale. Giancarlo De Carolis era divorziato, lascia due figli, nipoti, un fratello gemello e quattro sorelle.
La morte di De Carolis ha lasciato atterriti anche i suoi colleghi di lavoro. Persone con le quali condivideva la vita professionale da svariati anni, rimasti sbigottiti una volta appreso cos’è accaduto.
«Giancarlo era nato a Terni, in Umbria – hanno raccontato due dei colleghi di De Carolis, ieri mattina nel cortile della sede della Transports Fantozzi – ma viveva a Veroli, vicino a Frosinone, anche se spesso andava in Francia non sono per ragioni lavorative, ma anche perché i suoi figli abitano lì e lui li andava a trovare. Non riusciamo a credere di dovere parlare al passato adesso. Nè siamo in grado di comprendere precisamente che cosa sia successo. Quale sia stato il motivo dell’infortunio che ha provocato la sua morte. Noi eravamo come tre fratelli: abbiamo condiviso tanti momenti sul lavoro, ci conoscevamo molto bene e la sua morte è qualcosa di inconcepibile per noi tutti. Siamo disperati». (s.a.)
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