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Omicidio Montruccoli, subito schermaglie in Assise con l’avvocato Taormina

di Jacopo Della Porta
Omicidio Montruccoli, subito schermaglie in Assise con l’avvocato Taormina

Il legale di Fatmir Hykaj e Danjel Tufa: «I due albanesi si difesero, lo dicono le intercettazioni». E per questo ha chiesto le conversazioni in ospedale tra il fratello sopravvissuto e i famigliari

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QUATTRO CASTELLA. «Intercettazioni corpose e risolutive del caso giudiziario che dobbiamo dibattere». Intercettazioni «totalmente deresponsabilizzanti», che secondo l’avvocato Carlo Taormina proverebbero che Fatmir Hykaj e Danjel Tufa la notte del 2 febbraio 2015, quando è stato ucciso Marco Montruccoli e ferito il fratello Matteo, si sono difesi.

Il dibattimento per il delitto delle Forche di Puianello, che si è aperto davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal Francesco Maria Caruso, a latere Luca Ramponi, ha riservato subito dei colpi di scena, come del resto faceva presagire già la scelta del legale difensore di chiedere il giudizio immediato per i suoi assistiti, senza passare dall’udienza filtro davanti al gup.

Le parti hanno elencato le prove di cui chiedono l’ammissione e l’avvocato ha ottenuto che fossero acquisite numerose trascrizioni di intercettazioni ambientali effettuate in carcere, dove erano rinchiusi gli albanesi, ma anche e soprattutto in ospedale dove fu portato Matteo Montruccoli dopo le coltellate del 2 febbraio. Sono conversazioni dove il fratello della vittima racconta quanto accaduto nell’appartamento poco prima. Per il difensore proverebbero che i suoi assistiti sono stati aggrediti: una tesi, ovviamente, tutta da provare.

LA SUPREMA CORTE. Le novità emerse non sono finite. L’avvocato ha anche annunciato che il 28 giugno la Cassazione ha annullato, con rinvio, l’ordinanza di custodia cautelare del Riesame per il reato di tentato omicidio. I due albanesi sono dietro le sbarre per il tentato omicidio di Matteo Montruccoli, perché per quanto riguarda l’omicidio di Marco, contestato a Hykaj, il Riesame aveva già annullato l’ordinanza di custodia cautelare, derubricando l’omicidio in eccesso di legittima difesa.

Ora, stando a quanto riferito in aula da Taormina, la Suprema Corte ha annullato con rinvio anche l’altra ordinanza, non è noto per quali motivazioni, è toccherà al Riesame pronunciarsi nuovamente: alla luce di questo la toga non esclude che i suoi assistiti possano tornare in libertà a breve.

Gli imputati sono a processo per i reati di tentato omicidio, omicidio, ma anche per fatti di droga. Il difensore ha anche chiesto che l’accusa di cessione di stupefacenti sia esclusa dal dibattimento perché non è contenuta nel mandato di cattura europeo spiccato dopo la fuga all’estero degli imputati. Su questo aspetto la corte si pronuncerà più avanti.

QUESTIONI DI DROGA. Il pm Maria Rita Pantani intende dimostrare nel corso del processo che i due albanesi erano in contatto con Matteo Montruccoli per motivi di droga. La sera del 2 febbraio 2015 i due albanesi si sarebbero recati a casa sua per dirimere una questione legata a una partita di droga. Marco era invece del tutto estraneo a qualsiasi contesto criminale, e intervenne solo per difendere il fratello.

I due imputati sostengono invece di non avere nulla a che fare con la droga, e che la lite scoppiò per un prestito fatto da Montruccoli a uno di loro.

15 COLTELLATE. Il processo si presenta come molto complicata sotto diversi punti di vista. La questione centrale è capire come debbano essere lette quelle coltellate che hanno ucciso Marco, padre di tre figli, e ferito Matteo. Per l’accusa e i legali che assistono le parti civili appare difficile, se non impossibile, pensare che 15 fendenti possano rappresentare un eccesso di legittima difesa. Sarà solo il dibattimento, con i numerosi testi chiamati dalle parti, a mettere i due giudici togati e i sei popolari che compongono la corte nelle condizioni di emettere un verdetto di primo grado.

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