Quando in città c’erano bastioni e porte
Il primo baluardo difensivo risale all’inizio del ’200, la cinta muraria fu abbattuta a fine ’800
REGGIO EMILIA. L’origine delle mura reggiane è ancora argomento di discussione tra gli storici. Andrea Balletti (ne “Le mura di Reggio nell’Emilia”, 1917) si chiede se la città aspettò davvero l’inizio del Duecento, come sostenuto da Guido Panciroli, per crearsi un proprio baluardo difensivo.
Il percorso edificatorio della cinta muraria – con porta Santa Croce (1199) e le successive San Pietro, Santo Stefano, Levone, Bernone, Santa Cosma, San Nazzario – è abbastanza tracciabile nei documenti d’archivio.
La pace di Costanza del 1183 aveva dato vigore ai comuni rendendoli autonomi, e le famiglie cittadine cercavano di aumentare fortuna e potere. Con l’andare dei lustri, però, tutto questo agitarsi creò faide e spianò l’ingresso ad Obizzo d’Este e a suo figlio Azzo, che, prima, cercarono di pacificare gli animi, poi, crearono un fortilitium nella zona a sud di porta San Pietro, entro l’attuale circonvallazione, per consolidare il proprio potere.
Ma già nel 1306 il popolo metteva in fuga gli Estensi, radeva al suolo la prima “cittadella” e dopo alterne vicende delle principali famiglie consegnava il dominio della città prima agli Scaligeri e poi al tirannico Luigi Gonzaga. Nel Trecento i mantovani, per tenersi stretta la città, vollero costruirsi un punto di estrema difesa. Nacque così la cittadella: era il 1339. Per ergerla si abbatterono decine e decine di case, si scavarono fosse e si alzarono mura nella zona che oggi è occupata dall’hotel Astoria, dal teatro Valli, da piazza della Vittoria (con park annesso) e dai retrostanti giardini pubblici.
Mura, bastioni e porte subirono restauri e modifiche nei secoli fino al 1848, quando Francesco V d’Austria Este iniziò ad abbatterli. E sul finire dell’800 toccò ai resti delle ultime mura.
Quanto raccontato da Lodovico Bolognini in un libro del 1780 – «Questa città è di figura esagona bislunga irregolare con tredici bastioni, circondata da fossa larga braccia 96 e profonde. Il suo recinto di muro si estende per pertiche 924. Ha cinque porte. Felice ed amena è la situazione di questa città» – era ormai solo un ricordo.
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