La nuova resistenza dei lavoratori Unigreen
Fra i dipendenti in picchetto contro il trasferimento in provincia di Pordenone. La Fiom: «Licenziamento mascherato, chiediamo a tutti di combattere con noi»
REGGIO EMILIA. Resistere, resistere, resistere. A manager che scendono dalla macchina per 10 minuti annunciando «dal primo settembre il vostro posto di lavoro è in Friuli», a logiche di gruppi industriali che spostano dipendenti «come se fossimo pedine», a promesse condite da incentivi («500 euro lordi, per due anni, per le spese di trasloco: ridicolo, per chi ha un mutuo da pagare»). Hanno fatto proprio il motto mussoliniano.
E intendono occupare la fabbrica a oltranza i 40 dipendenti della Unigreen di via Rinaldi (gruppo Maschio), a Roncocesi, al confine con Cavazzoli: la fabbrica – che produce atomizzatori per antiparassitari – è occupata dal 30 giugno, quando è stato annunciato in modo unilaterale che per mantenere il posto di lavoro i dipendenti devono trasferirsi a partire dal primo settembre a Morsano al Tagliamento, in provincia di Pordenone, a 285 chilometri da Reggio.
Il motivo? Una riduzione dei costi resa necessaria dall’eccessiva esposizione debitoria, cresciuta in anni segnati da acquisizioni che ha portato il gruppo dai 118 milioni di euro di ricavi del 2009 ai 324 milioni del 2014. I dipendenti in picchetto stanno facendo tre turni da dieci persone ciascuno (mattino, pomeriggio e notte), bloccando l’ingresso e dormendo in brandine, sette giorni su sette, per impedire che la fabbrica venga svuotata dei macchinari, ma anche degli atomizzatori finiti, del valore di circa mezzo milione di euro. «Lo chiamano trasferimento, di fatto è un licenziamento mascherato – spiegano i rappresentanti Fiom-Cgil, Ciro d’Alessio e Simone Vecchi – La fabbrica non è in crisi, anzi: il nostro prodotto è conosciuto e ben venduto, negli ultimi due anni abbiamo sempre lavorato a pieno regime».
I sindacati contestano la logica del trasferimento e il no secco della dirigenza a instaurare un dialogo. «Si parla di risparmio logistico: certo il capannone qui è in affitto, siamo pronti a discutere per trovare un altro luogo. Ma partendo dall’assunto che la produzione rimanga a Reggio: su questo punto non si transige».
La Fiom si sta muovendo su più fronti: ieri ha eseguito un volantinaggio nelle zone e mense industriali reggiane, mentre una delegazione andrà giovedì a Morsano e venerdì a Cremona (dove un’altra sede del gruppo ieri ha scioperato un’ora per solidarietà). «Chiediamo ai cittadini di Reggio Emilia di sostenere la nostra lotta, anche solo fermandosi o portandoci bibite e frutta, come sta accadendo in questi giorni».
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