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La moglie di uno degli imputati

«Una cosa atroce, ma sono stati costretti a reagire»

«Una cosa atroce, ma sono stati costretti a reagire»

QUATTRO CASTELLA. «Nessuno avrebbe mai voluto che finisse così, in modo così orribile e mostruoso. Ma sono stati costretti a difendersi dopo essere stati chiusi in casa e minacciati verbalmente e...

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QUATTRO CASTELLA. «Nessuno avrebbe mai voluto che finisse così, in modo così orribile e mostruoso. Ma sono stati costretti a difendersi dopo essere stati chiusi in casa e minacciati verbalmente e fisicamente. Non sono nemmeno riusciti a scappare perché non potevano». Danieda è la moglie 23enne di Fatmir Hykaj, l’imputato al quale l’accusa contesta l’omicidio di Marco Montruccoli, mentre per la difesa (suffragata da un pronunciamento del Riesame confermato in Cassazione) la vicenda va inquadrata come un eccesso di legittima difesa.

A margine dell’udienza la giovane ha raccontato la sua versione. «Quella notte, il 2 febbraio 2015, ero in sala parto e davo alla luce mio figlio. Mio marito non si sarebbe mai perso, per nulla al mondo, quel momento. Quella sera ero in ospedale con le contrazioni e mio marito mi disse che sarebbe andato a casa per incontrare amici e poi sarebbe venuto in ospedale».

Danieda confida nel fatto che il processo possa portare alla luce la verità. «Ho sentito tanti commenti, anche razzisti, che dicono che siamo i soliti albanesi, ma spero che la legge sia uguale per tutti, come leggo in aula. Spero che nel 2016 non ci siano discriminazioni razziali e che si tenga conto solo della verità».

La moglie di Hykaj è convinto che il marito si sia solo difeso. «Percepisco anche il dolore dell’altra parte, perché è accaduta una cosa mostruosa. Ma mio marito non avrebbe mai fatto una cosa così atroce. Lui e l’altro imputato erano disarmati e sono stati aggrediti».

Accusa e difesa si daranno battaglia anche sulle motivazioni alla base dello scontro tra gli albanesi e Matteo Montruccoli.

Per la moglie di Hykaj la droga non c’entra. «Mio marito aveva chiesto un prestito di 30 mila euro perché quattro mesi prima del delitto ci siamo sposati». (j.d.p.)

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