«Mi strinse il collo e mi diede un pugno»
Castellarano: in aula parla la donna che accusa l’ex marito. La difesa: «Un caso isolato e fatti enfatizzati, solo schiaffi»
CASTELLARANO. Da quell’episodio violento del 30 maggio 2014 avvenuto nell’abitazione di famiglia – vicenda al centro del processo in corso in tribunale a Reggio – sono trascorsi due anni e sono cambiate pure tante cose: il marito (accusato di lesioni aggravate) e la moglie non sono più tali perché si sono già separati, la donna – con cui vivono i due figli adolescenti – non si è costituita parte civile nè ha chiesto un risarcimento-danni-danni, attenuando i toni visto che ora i rapporti fra i due ex coniugi quarantenni sono buoni.
Non forniremo le generalità dell’imputato per non violare la privacy dell’ex moglie ma anche dei figli minorenni che dopo il naufragio della famiglia stanno pian piano voltando pagina. Ieri in aula è stata sentita la donna che ha ricostruito il litigio che scattò il 30 maggio di due anni fa. In casa l’uomo era teso da tempo perché stava attraversando un periodo non facile, comunque quella descritta ieri dall’ex moglie è una vera e propria aggressione: lui che le afferra con le mani il collo, poi le dà un pugno in un occhio, ma arriva anche a puntarle un coltello alla gola. Ma lei dice di aver avuto la forza di reagire, brandendo una sedia per arginare tanta brutalità. La sera stessa i due coniugi sono andati comunque insieme ad una cena legata ad una manifestazione e la donna – sempre in aula – ha specificato che per nascondere le botte aveva indossato degli occhiali da sole e, nonostante l’avesse incontrato, non disse nulla del litigio al maresciallo dei carabinieri. Quella sera non fiatò, ma poi si decise a fare denuncia, facendo scattare le indagini dell’Arma.
Nella prossima udienza verrà sentito l’ex marito che darà la sua versione dei fatti. «Stiamo parlando di un unico episodio, isolato, nel contesto di un rapporto coniugale che era durato diverso tempo. Quel giorno non ha cercato di strangolarla – sottolinea l’avvocatessa modenese Cinzia Anceschi che difende l’uomo – come dimostra il certificato e non le ha dato nemmeno un pugno, perché in quel caso la signora non avrebbe avuto venti giorni prognosi. Il mio assistito dice d’averla solo schiaffeggiata. In aula i fatti sono stati enfatizzati, perché l’ex marito non è stato mai raggiunto da misure cautelari».
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