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Brescello sciolta per mafia, il Ministero deve consegnare gli atti al Tar del Lazio

Brescello sciolta per mafia, il Ministero deve consegnare gli atti al Tar del Lazio

Così i giudici sul ricorso presentato dall'ex sindaco Coffrini. A febbraio l'udienza di discussione nel merito

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BRESCELLO. La Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell'Interno dovranno consegnare al Tar del Lazio tutti gli atti che hanno portato allo scioglimento del comune di Brescello (Reggio Emilia), il paese dei film che hanno portato sullo schermo le opere di Giovanni Guareschi con le storie di don Camillo e Peppone.

È stato il primo comune dell'Emilia Romagna sciolto per l'accertamento di forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata. I giudici hanno dato atto della rinuncia della domanda cautelare fatta dai legali dei ricorrenti, ordinando il deposito degli atti richiesti entro un mese; nel febbraio del prossimo anno l'udienza di discussione del ricorso nel merito.

A rivolgersi al tribunale amministrativo sono stati l'ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini, insieme con due ex assessori e un ex consigliere comunale. Il Comune è stato sciolto e commissariato per una serie di episodi che le amministrazioni hanno ritenuto indicativi del condizionamento del clan 'ndranghetista Grande Aracri.

Il Tar con ordinanza ha accolto la richiesta istruttoria formulata, considerando «che la relazione del Prefetto di Reggio Emilia, la relazione della Commissione speciale costituiscono provvedimenti la cui conoscenza in forma integrale è propedeutica alla difesa in giudizio delle parti ricorrenti».

L'effetto è stato quello di ordinare «la produzione dei predetti atti nel fascicolo di causa, in versione integrale e senza 'omissis', con l'avvertenza che la conservazione e l'ostensione degli stessi alle altre parti del giudizio sono sottoposti alle cautele» previste dalla legge. A febbraio la discussione del ricorso nel merito.

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