Gazzetta di Reggio

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Le tute blu bloccano la tangenziale nord

di Ambra Prati
Le tute blu bloccano la tangenziale nord

Un migliaio di operai protesta per il rinnovo del contratto, il lungo corteo dei metalmeccanici paralizza il traffico

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REGGIO EMILIA. Ha bloccato la viabilità cittadina, con code arrivate fin quasi a Rubiera, il corteo di ieri mattina indetto da Fim, Fiom e Uilm sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Nonostante la manifestazione fosse stata ampiamente preannunciata – e nonostante lo spiegamento di polizia, carabinieri e municipale, posizionati sulle principali strade per deviare le vetture – il blocco della tangenziale nord (il corteo, riunitosi di fronte all’Obi alle 9.30, è partito alle 10.10 e ha impiegato 50 minuti per arrivare alla rotonda del McDonald’s di via Copernico, dove ha sostato mezz’ora) ha paralizzato una delle principali porte alla città, rendendo proibitivo accedere dalla via Emilia (sia da Modena sia da Parma) e dal lungo Crostolo. Problemi logistici non indifferenti, per i quali i sindacati si sono scusati diffondendo tra gli automobilisti volantini che spiegavano le ragioni. E, dopo il breve comizio al MacDonald’s, non è mancata nemmeno la contestazione finale, da parte di due o tre manifestanti che sulla rotonda di via Copernico volevano restare più a lungo. «Dobbiamo proseguire il blocco, così avremo più visibilità», ha gridato il gruppetto, subito zittito da Sergio Guaitolini, segretario provinciale Fiom, che ha spiegato: «Non possiamo andare oltre l’orario stabilito, che è mezzogiorno, dobbiamo consentire ad altri lavoratori di uscire per la pausa pranzo. Il nostro obiettivo di avere visibilità è già stato raggiunto».

Alle 11.35 quindi il corteo ha ripercorso il tragitto a ritroso, fino all’Obi, dove è avvenuto un altro chiarimento tra i contestatori e il segretario.

La manifestazione di ieri, che ha riguardato le aziende cittadine, ha visto scendere in strada un migliaio di tute blu, precedute da un furgoncino con le bandiere dei sindacati unitari e armate di fischietti, di striscioni come “Ci crediamo, noi lottiamo: contratto uguale per tutti” e perfino tamburi improvvisati, ricavati da secchi di plastica legati al collo con spaghi e percossi con bacchette di nastro da pacchi.

Il contratto dei metalmeccanici, spiega Guaitolini, è fermo dal dicembre scorso. «Federmeccanica e Unindustria sono unanimi nel voler modificare un modello contrattuale che riduce il potere d’acquisto delle retribuzioni e che, se passa per noi, potrebbe essere esteso ad altre categorie. A loro avviso il contratto nazionale deve essere “assorbito” dai premi o da altri benefit in essere grazie ad accordi aziendali; il che significa, stante la situazione attuale, che eventuali aumenti retributivi del Ccnl verrebbero erogati solo al 5% dei lavoratori».

Posizione irricevibile, secondo i sindacati, così come «il governo unilaterale degli orari e delle condizioni di lavoro, che vorrebbero porre in essere sfruttando i timori dei dipendenti a fronte di una crisi che continua a perdurare».

Ecco, la crisi: per le aziende reggiane, l’estate 2016 pare non negativa, rispetto all’ecatombe che si registrò negli anni orribili post 2011. Secondo Guaitolini, però, si tratta solo di calma apparente: «Nei primi mesi il 2016 pareva un anno migliore; ma già nel secondo trimestre siamo tornati alla stagnazione. Sono in sofferenza la meccanica agricola (che perde fatturato in modo vertiginoso), la trasmissione di potenza (i produttori di riduttori come Comer e Brevini, che dovrebbero essere nel periodo di picco lavorativo e invece non è così), perfino l’oleodinamica ha segnali di regressione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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