Gazzetta di Reggio

Reggio

Open.Co: Cgil contro Legacoop

Open.Co: Cgil contro Legacoop

San Martino in Rio, riesplode la polemica in occasione dell’assemblea di Par.Co

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MARTINO IN RIO. «I lavoratori di San Martino possono, se vogliono, costituirsi in cooperativa e ricomprarsi l’azienda». «Siamo stanchi di essere presi in giro da Legacoop. Se davvero vogliono aiutarci, agevolino il privato interessato al sito produttivo».

Si riaccende con questo botta e risposta a distanza tra Legacoop e sindacato la polemica sulla vertenza Open.Co, ancora in alto mare, che riguarda 500 addetti del settore legno nei tre stabilimenti di San Martino, Modena e Ferrara. Ieri, ai margini dell’assemblea dei soci di Par.co. (uno degli strumenti finanziari per il "salvataggio" di coop in crisi), è stato chiesto a Giovanni Monti, presidente Legacoop Emilia-Romagna, se è vero che il commissario liquidatore Livio Tromboni a settembre procederà alla vendita degli stabilimenti e dei rami d’azienda di tutto il gruppo. Monti ha confermato, aggiungendo con tono pilatesco: «I lavoratori di San Martino possono costituirsi in cooperativa e partecipare all’asta». La replica di Rudi Zaniboni (Cgil) non si è fatta attendere. «Da giugno-luglio dell’anno scorso è aperto un tavolo in Regione. All’inizio Legacoop si era presa un impegno: produrre proposte di salvaguardia dei posti di lavoro e investire “quanto necessario a far riprendere l’attività” e attivarsi a tutto campo direttamente "o con collaborazioni con privati”». Queste erano le buone intenzioni agli esordi. Peccato che, secondo Zaniboni, «queste dichiarazioni generiche che non hanno mai avuto un seguito. Da più di un anno si rimanda di seduta in seduta qualsiasi decisione, perché sono sempre mancati i presupposti". Ora quest’ultima dichiarazione di Monti riaccende la miccia delle polemiche. «È un modo per sfilarsi dall’impegno preso e buttare addosso ai lavoratori l’intera responsabilità di qualsiasi cosa succederà – prosegue Zaniboni – Legacoop sa benissimo che i dipendenti Open.Co hanno già quote sociali (che non rivedranno mai più) da 80-90mila euro ciascuno e che hanno escluso nel modo più categorico di impelagarsi in questa trappola». L’unica proposta concreta, secondo il sindacato, è di un privato, pronto a partire fin da subito con 40-45 dipendenti per produrre porte. Intanto, il tempo stringe e la cassa straordinaria termina a settembre. «Monti basta con i giochini e con le chiacchiere. Se Legacoop vuole fare davvero qualcosa di concreto, può trovare un accordo societario con il privato, ad esempio con un affitto a prezzo politico del capannone» aggiunge il sindacalista. (am.p.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google