Case a luci rosse, indagati due reggiani
La polizia sequestra due appartamenti in via Debeli e in via Fratelli Cervi. Nei guai anche un’orientale di 47 anni
REGGIO EMILIA. La squadra mobile assesta un nuovo colpo alla prostituzione cinese in città.
Su ordinanza del tribunale, i poliziotti hanno posto sotto sequestro preventivo – martedì – due appartamenti usati come alcova dalle prostitute e applicato misure cautelari personali a tre persone, indagate per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Sono finiti nei guai non solo la cinese di 47 anni – Zou Chunyan – con permesso di soggiorno regolare in Italia, per cui è scattato il divieto di dimora a Reggio, ma anche due reggiani, cioè Giuseppe Quattrone (45 anni) e il 70enne Giammario Vitali. Entrambi i reggiani hanno adesso l'obbligo di firma in questura.
Delle ragazze che si prostituivano, alcune risultano irregolari e sono state denunciate per violazione delle norme sull'immigrazione.
I proprietari degli appartamenti sequestrati – uno in via Debeli 9 (nel quartiere di Ospizio) e l'altro in via Fratelli Cervi 10 (a Pieve Modolena), erano probabilmente a conoscenza dell'attività a luci rosse svolta negli immobili, ma non è chiaro se si tratti di cinesi o di reggiani.
Durante la perquisizione dei due appartamenti sono stati trovati dagli agenti soldi, profilattici ed altri oggetti legati all’attività di prostituzione da parte di giovani ed avvenenti cinesi.
Ma da quanto è emerso ieri nella conferenza-stampa in questura, la “rete” di persone coinvolte nel giro di prostituzione cinese sarebbe piuttosto ampio. «Il sequestro dei due appartamenti ha permesso di bloccare questa specifica attività illegale – spiega Maria Raffaella Abbate, che guida il reparto Volanti – ma le indagini non sono certo finite. Si continua a monitorare il fenomeno, anche la prostituzione su strada, trovando concreta collaborazione dalla cittadinanza che con esposti e segnalazioni dà importanti indicazioni».
Quest’ultime indagini della squadra mobile si sono svolte nell'ambito dell'operazione «end», iniziata già nel 2015, e che ha portato fino ad oggi al sequestro di ben 16 centri massaggi cinesi in cui si offrivano in realtà prestazioni di sesso a pagamento.
Il fenomeno è molto diffuso sul nostro territorio e per proliferare sfrutta diversi sistemi. Primo fa tutti le reclame sui vari media, con giovani donne asiatiche ammiccanti. Altro metodo è quello di restare in affitto così da poter cambiare spesso zona.
Se poi l'attività si limita ai massaggi non sono nemmeno necessarie le licenze amministrative, e così una mappatura del fenomeno è molto complicata.
Da alcuni giorni è intanto entrata in vigore l'ordinanza firmata dal sindaco Luca Vecchi contro la prostituzione su strada. Dopo i controlli effettuati mercoledì sera nelle zone interessate dal provvedimento (Pieve e zona stazione) insieme alla polizia municipale, dalla questura fanno sapere che «la situazione sembra molto migliorata, in quanto mercoledì c'erano in giro pochissime lucciole e quasi nessun cliente».(t.s.)
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