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Dalla videoinchiesta allo scioglimento

BRESCELLO. Il "caso" Brescello scoppiò il 18 settembre del 2014, quando la web tv Cortocircuito presentò la videoinchiesta sulle mafie reggiane, nella quale il sindaco Marcello Coffrini definì...

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BRESCELLO. Il "caso" Brescello scoppiò il 18 settembre del 2014, quando la web tv Cortocircuito presentò la videoinchiesta sulle mafie reggiane, nella quale il sindaco Marcello Coffrini definì Francesco Grande Aracri, esponente dell'omonimo clan e fratello del boss Nicolino, un uomo «gentilissimo, tranquillo, composto, educato».

Marcello Coffrini decise di rimettere il proprio mandato al consiglio comunale che – lo stesso giorno di una manifestazione di piazza a proprio sostegno – gli rinnovà la fiducia.

Il 10 giugno 2015 in municipio a Boretto si insediò la commissione prefettizia nominata dal prefetto Raffaele Ruberto, che nei primi giorni di dicembre consegnò proprio al prefetto la relazione.

Il 30 gennaio scorso il sindaco Marcello Coffrini – dopo che la giunta e il consiglio comunale si erano spaccati – ha rassegnato le dimissioni e il Comune di Boretto è stato commissariato.

Il 20 aprile scorso il ministero dell'Interno, a seguito di quanto emerso dalla relazione, ha disposto lo scioglimento del Comune per 18 mesi.

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