È polemica sui sindaci schierati
Bonforte (Sel) attacca. Vicini (Pd): «Serve trovare più serenità»
REGGIO EMILIA. «Schierare i sindaci a sostegno del sì è un segno di nervosismo e debolezza. I sindaci sono stati mobilitati non in quanto cittadini, ma in quanto rappresentanti delle città che governano, rischiando così di porli fra l’incudine di Renzi ed il martello dello scontento popolare per l’azione del governo». Così il coordinatore Sel, Michele Bonforte, sulla massiccia adesione dei sindaci alla campagna per il sì. Nella nostra provincia, sono stati solo sei i primi cittadini a non aderire alla campagna in favore del referendum. «I sindaci per il sì non hanno ritenuto necessario sentire i propri consigli. Non l’hanno fatto neanche quando ciò è stato richiesto, ed anzi si sono adoperati affinché qualunque discussione fosse evitata – aggiunge Bonforte – Discutere nei consigli comunali significa rischiare di perdere, poiché ai voti delle opposizioni si potrebbero sommare quelli dei dissidenti interni al Pd. Tutti i sondaggi disponibili finora dicono che 1/3 dell’elettorato del Pd intende votare no. Quota non piccola e suscettibile di aumentare man mano che viene chiarita la portata autoritaria e confusionaria della riforma di Renzi». Secondo Bonforte «è importante che gli esponenti del Pd che sostengono le ragioni del no siano in prima fila nella campagna referendaria».
Parole alle quali replica a distanza il segretario cittadino Pd, Mauro Vicini, che sull’argomento ha pubblicato un post su Facebook: «Peccato che gli attuali polemisti non avessero eccepito alcunché quando gran parte degli stessi sindaci dichiararono il sostegno al sì nel referendum sulle trivelle - afferma – Questa volontà di trasferire la contrapposizione nelle istituzioni locali è sbagliata e non posso che solidarizzare con i sindaci chiamati in causa. Come Pd abbiamo stigmatizzato il clima di contrapposizione con cui è partita la campagna referendaria: questa polemica ci riporta a quel clima, non utile a favorire il confronto, la partecipazione al voto e nemmeno la necessaria serenità nel governo unitario nelle amministrazioni locali».
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