Firme per il sì in affanno Nel Pd è guerra di numeri
Da via Gandhi si vocifera di 5mila adesioni, ma c’è chi pensa siano molte meno Ultimo week-end di banchetti prima della consegna in Cassazione di mercoledì
REGGIO EMILIA. La corsa ormai è soprattutto contro il tempo. E, per i sostenitori delle ragioni del sì, questo sarà di fatto l’ultimo week-end per ultimare la raccolta firme in vista del referendum costituzionale di ottobre. Circa cinquemila, secondo quanto riferiscono dal Pd reggiano, le adesioni finora raccolte ai banchetti allestiti in tutta la provincia, al termine di una giornata in cui è andato in scena un vero balletto di cifre.
I numeri, infatti, non sono ancora ufficiali. E dalle parti di via Gandhi ieri circolavano anche indiscrezioni in cui si parlava in realtà di poco più di duemila firme in provincia, tante quanto erano considerate l’obiettivo da raggiungere nel solo capoluogo, dove invece le adesioni sarebbero state circa cinquecento. La raccolta tuttavia continuerà ancora fino a domani, quando verrà poi interrotta per poter procedere a tutti i controlli necessari per la consegna dei moduli in Cassazione. La scadenza, in questo caso, è in programma mercoledì 13 luglio.
Un andamento che, se confermato, sarebbe in linea con i dati diffusi nei giorni scorsi anche per le altre province emiliano-romagnole, dove i comitati per il sì erano dati in difficoltà. In tutta la regione, l’obiettivo è raggiungere quota 45mila adesioni.
Ma a preoccupare gli ambienti democratici reggiani è soprattutto il fatto che – di là da quelle che saranno le cifre definitive – non tutti i settemila tesserati della federazione provinciale abbiano risposto presente all’appello dei comitati favorevoli alla riforma, con un calo di adesioni che molti negli ambienti dem non considerano esclusivamente riconducibile alle ragioni del “no”, sostenute anche in via Gandhi dagli esponenti delle minoranze antirenziane.
Ed è anche per questi motivi che, proprio in queste ultime ore di banchetti, la corsa dei renziani alla raccolta di adesioni potrebbe subire un’accelerata finale, nel tentativo di avvicinarsi il più possibile ai target fissati a livello nazionale. Anche in vista di un possibile ritorno economico della campagna, dal momento che in caso di referendum costituzionale la legge prevede un euro di rimborso per ogni firma.
Una raccolta che, in ogni caso, servirà più al partito per fare una conta degli equilibri interni che alla causa del referendum stesso, dal momento che un quinto dei parlamentari della Camera – composto da Movimento 5 stelle, Forza Italia, Lega Nord e Sinistra Italiana, per un totale di 166 deputati – ha già presentato le proprie firme per dare il via alla consultazione referendaria. (e.spa.)
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