L’export delle ceramiche traina l’economia reggiana
Le esportazioni del settore crescono del +3,4% rispetto allo scorso anno Bene anche gli investimenti che raggiungono i 351,3 milioni, +22% dal 2014
REGGIO EMILIA. È sempre di grande rilievo il ruolo dell'imprenditoria reggiana nel mondo della ceramica. Malgrado le condizioni di stabilità dell'edilizia nazionale l'export verso numerosi Paesi stranieri garantisce un invidiabile stato di salute al distretto delle piastrelle che ha nel distretto reggiano-sassuolese il suo punto più avanzato. Lo ha confermato l'assemblea degli industriali del settore che ha recentemente analizzato i dati statistici dei vari comparti relativi con riferimento all'anno 2015. Grazie agli investimenti affrontati per l'innovazione tecnologica e il sostegno della internazionalizzazione, produzione ed export sono continuati a crescere, a dispetto di un mercato interno risultato praticamente stabile.
A questo risultato concorrono sostanziosamente le 24 imprese ceramiche reggiane che costituiscono un sesto delle quasi 150 aziende impegnate nel settore.
Molte di loro utilizzano peraltro anche impianti produttivi localizzati oltre Secchia ed occupano complessivamente più di 5.000 dipendenti su di un totale di 19.143 addetti. La produzione realizzata dall'industria ceramica lo scorso anno è stata pari a 394,8 milioni di metri quadrati con una crescita del 3,4% che ha portato alla vendita di 396,9 milioni di metri quadri con un incremento dello 0,6% sul 2014. Pressoché invariati invece gli scambi in Italia con vendite consolidate sugli 80,3 milioni di metri quadri; erano stati 80,8 milioni l'anno precedente. Hanno invece raggiunto un record assoluto gli investimenti raggiungendo i 351,3 milioni con una crescita del 22,7% rispetto al 2014 e con un valore complessivo che si avvicina al 6,9% dell'intero fatturato annuo.
Sono frattanto 16 le società di diritto estero che risultano controllate dai 9 principali gruppi italiani. Di Confindustria ceramica fanno parte i produttori di piastrelle, di materiali refrattari, di stoviglie e sanitari (questi ultimi concentrati nel viterbese). Il "made in Italy" del settore ceramico che fa capo all'area di Sassuolo e Casalgrande viaggia in modo prevalente in direzione degli Stati Uniti e, in Europa, verso Germania e Francia ma è fortemente condizionato dalla quotazione del dollaro e dal costo del petrolio. Preoccupano i produttori il rallentamento del Pil mondiale e il possibile rialzo dei tassi di interesse americani. Una particolare attenzione è infine rivolta anche all'azione antidumping sulle importazioni cinesi in Europa. Incoraggia il fatto che il Parlamento europeo abbia votato in moto plebiscitario contro il Mes alla Cina. "Ma non possiamo abbassare la guardia - ha annotato il presidente Vittorio Borelli - in attesa della decisione definitiva dell'Unione Europea prevista entro fine anno". Forte attesa è infine riservata dalle imprese del settore per i costi energetici di cui si chiede la riparametrizzazione per non mettere a rischio e bloccare completamente gli investimenti futuri.
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