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Minacce a Catia Silva, rinviati a giudizio in cinque

di Andrea Vaccari
Minacce a Catia Silva, rinviati a giudizio in cinque

Brescello, udienza preliminare a Bologna: accolta l’aggravante del metodo mafioso. Si tornerà in aula il 12 ottobre a Reggio Emilia

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BRESCELLO. Si è conclusa con un rinvio a giudizio di 5 persone l'udienza preliminare che si è svolta in tribunale a Bologna e che trattava delle minacce ricevute nel 2009 dalla militante leghista brescellese Catia Silva. In questo contesto, sono stati rinviati a giudizio dal gup Gianluca Petragnani Pelosi i brescellesi di origine calabrese Alfonso Diletto (attualmente al 41bis nell'ambito dell'operazione Aemilia), Salvatore Grande Aracri, nipote di Nicolino Grande Aracri, Girolamo e Carmine Rondinelli (padre e figlio) e Salvatore Frijio, il primo per tentata violenza privata e gli altri per minacce in concorso. Il tutto aggravato dall'aver utilizzato la modalità mafiosa. I cinque sono difesi dagli avvocati Alessandro Sivelli, Maurizio Colotto, Liborio Cataliotti e Giuseppe Migale Ranieri.

Accolta, dunque, la tesi del pm della Dda Marco Mescolini, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti e cinque gli imputati, dopo che nel marzo del 2015 il pm Stefania Pigozzi aveva contestato l'aggravante del metodo mafioso.

Con il passaggio dell'istruttoria a Bologna si è così concretizzata la tesi dell'avvocato Gianluca Vinci, che tutela Catia Silva e che condivide con lei la militanza nel partito del Carroccio. La vicenda in questione aveva avuto inizio nell'ottobre 2009, quando Catia Silva, segretaria della Lega Nord di Brescello, rilasciò alcune dichiarazioni al quotidiano Il Giornale e poi all'Informazione.

A seguito di quegli articoli Diletto, secondo il capo d'imputazione, minacciò l'esponente brescellese della Lega, con frasi come «i calabresi non l'hanno presa bene», «non sai cosa ti può succedere», e poi tentò di costringere la donna a ritrattare le sue affermazioni sul radicamento mafioso in paese, consigliandole di redigere una nota stampa. Per questo Diletto deve rispondere anche di tentata violenza privata. Tentata perché Catia Silva non si piegò.

Gli altri imputati sono accusati di minacce per avere pronunciato frasi del tipo «ti ammazziamo» o «ti incaprettiamo». Tutti i fatti commessi con l'aggravante del metodo mafioso e dell'averli commessi per agevolare la 'ndrangheta.

Soddisfatta Catia Silva (molto provata al termine del dibattimento) e lo stesso Vinci, in quanto vengono così avvalorate le parole della leghista, dopo che la difesa aveva cercato di screditarne le ricostruzioni.

Quella della Silva fu una presa di posizione importante e anche decisiva, nella storia recente di Brescello: a seguito di quell'episodio si iniziò a prendere coscienza della presenza della 'ndrangheta nel paese di Don Camillo e Peppone. La donna cercò di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo delicato tema, anche se venne più volte ostacolata dai propri avversari politici, che non tennero in adeguata considerazione certe avvisaglie, accusandola di danneggiare il paese, nel trattare certi temi. A distanza di sette anni, il Comune è stato poi sciolto per condizionamenti da parte della criminalità organizzata e tuttora è commissariato. Il processo inizierà a Reggio Emilia il 12 ottobre, davanti al tribunale collegiale.

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