Gazzetta di Reggio

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Un milione per progetti di prevenzione

di Ambra Prati
Un milione per progetti di prevenzione

Mori (Pd): «Un passo avanti». Marini (Nondasola): «Ma per le azioni di contrasto dipendiamo sempre dai fondi statali»

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REGGIO EMILIA. E’ in arrivo un milione di euro per la prevenzione della violenza di genere in Emilia-Romagna. «Un notevole incremento rispetto agli anni passati», come sottolinea la consigliera regionale del Pd Roberta Mori, ancora una volta in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne. Resta il fatto, afferma l’associazione Nondasola, che gestisce il più importante Centro antiviolenza reggiano, che i fondi statali dedicati - pochi e con il contagocce - restano del tutto insufficienti.

Pochi giorni fa, la Commissione Pari Opportunità della Regione ha dato il via libera allo stanziamento straordinario, contenuto nella manovra di assestamento del bilancio di previsione per il triennio 2016-2018. «Il piano regionale contro la violenza sulle donne - spiega Mori - si fonda su due direttrici principali: il primo è la prevenzione, in particolare nelle scuole; la seconda direttrice è il contrasto, il prendere in carico le vittime, vale a dire i Centri antiviolenza». Questi ultimi hanno già un canale di sostegno nazionale, perciò il milione e 200 mila euro che mette la Regione di tasca propria saranno dedicati alla sola prevenzione. Un’assegnazione ad hoc che, sebbene se ne parli da anni, a livello nazionale non si è mai verificata. I contributi regionali saranno erogati dopo un bando pubblico che riguarderà i progetti di prevenzione. «Questo non toglie che i Centri possano partecipare con propri progetti antiviolenza, come già fanno - prosegue la consigliera regionale - la costruzione del bando cercherà di essere il più aderente possibile ai bisogni dei territori, tant’è che entro settembre verrà convocata la conferenza delle elette, da me presieduta, che coinvolgerà tutte le donne sindaco, assessori e delegati alle Pari Opportunità».

«I fondi statali? Sono minimi e sono arrivati con più di un anno di ritardo. Senza il lavoro enorme di raccolta fondi che poniamo in essere, non riusciremmo mai a coprire le spese dei progetti». Carmen Marini, presidente dell’associazione Nondasola, evidenzia come sull’altra faccia della partita lotta alla violenza di genere la coperta del sostegno statale sia davvero corta. L’ultima assegnazione per il sostegno alle vittime della violenza di genere è stata quella del Ministero delle Pari Opportunità, che per il biennio 2013-2014, ha censito i Centri antiviolenza: 13 in regione, 25 se si considerano case rifugio e sportelli di ascolto o accompagnamento. Sulla base di questo censimento, il Ministero ha riservato una parte del fondo antiviolenza alla creazione di nuovi posti letto e una parte al potenziamento dei Centri antiviolenza attivi, destinando quote in base al “volume” dei parametri individuati. Questa tranche di denaro è stata girata alle Regioni, ai Comuni e infine alle strutture: una catena burocratica che ha determinato inevitabili ritardi. «A Nondasola - chiosa Marini - sono arrivati, con più di un anno di ritardo, 80 mila euro totali per due anni».

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