Unigreen, la Fiom «A rischio l’indotto delle ditte reggiane»
I lavoratori entrano nel decimo giorno di occupazione Il sindacato: «Il 60% dei fornitori è della nostra provincia»
REGGIO EMILIA. Se andasse in porto la chiusura dello stabilimento Unigreen della Maschio Gaspardo di Roncocesi ci sarebbero conseguenze pesanti anche per i fornitori. Il 60% dei fornitori di Unigreen è composto da imprese reggiane e un altro 20% sono ditte della regione. È quanto fanno sapere dalla Fiom, facendo il punto sull’azienda di Roncocesi, arrivata al decimo giorno di occupazione da parte dei lavoratori. «Stimiamo che complessivamente siano attività che danno lavoro ad altre 40/45 persone – commenta Simone Vecchi della Fiom di Reggio – Gli imprenditori con cui abbiamo parlato sono seriamente preoccupati, sanno benissimo che il trasferimento della produzione a 300 chilometri significa un aumento dei costi di logistica e quindi una probabile cessazione dei contratti con Maschio».
Proprio da un’analisi effettuata dalla Fiom di Reggio durante i giorni di occupazione dello stabilimento emerge che Maschio Gaspardo produce almeno quattro milioni di euro annui di giro d’affari sul nostro territorio, oltre alla Unigreen che nel solo 2016 ha già fatturato 5 milioni nel primo semestre. I metalmeccanici della Cgil hanno contattato i dieci maggiori fornitori del territorio, aziende di Reggio, Campagnola, Correggio, Bibbiano, Rolo e Bagnolo, per stare ai più importanti, con volumi di vendite per Maschio che vanno dai 30 agli 800 mila euro, con cui Unigreen intrattiene rapporti da venti ed in alcuni casi anche trent’anni, molto prima della acquisizione da parte della Maschio Gaspardo.
Si tratta di attività per lo più di carpenteria, ma anche componenti elettrici, cisterne di plastica, pompe, lavorazioni meccaniche, trattamenti e fusione. Sono aziende che, soprattutto le più piccole, già l'anno scorso avevano sofferto per un rallentamento dei tempi di pagamento e che oggi sono consapevoli che rischiano di perdere definitivamente il lavoro.
Come spesso accade sono gli artigiani che rischiano maggiormente, e si ritiene che due ditte artigiane contattate, da 5 e da 12 dipendenti, rischierebbero la chiusura se dovessero perdere le commesse di Maschio Gaspardo.
Per tali ragioni, afferma la Fiom Cgil, sarebbe un grave errore considerare la vertenza Unigreen come un problema che riguarda solo 35 lavoratori. Nel frattempo l'occupazione dello stabilimento entra nel decimo giorno, e continuano le testimonianze di solidarietà: questa mattina alcune decine di lavoratori della Ognibene Power hanno svolto un presidio davanti al proprio stabilimento per dare attuazione al blocco degli straordinari previsto per il contratto nazionale, e subito dopo si sono recati alla Unigreen portando acqua e viveri. Contemporaneamente anche i volontari di Emergency sono tornati al presidio con torte e pizze.
«È straordinaria e davvero commovente la risposta spontanea di solidarietà che questa città ci sta dimostrando, e ci dà la forza di continuare e resistere», hanno commentato alcuni lavoratori che hanno passato l’ennesima notte nella propria fabbrica.
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