Gazzetta di Reggio

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I lavoratori della Unigreen si raccontano dal pulpito

I lavoratori della Unigreen si raccontano dal pulpito

I rappresentanti sindacali: «I parrocchiani ci sostengono e pregano per noi» Oggi l’incontro in Provincia, ai cancelli della fabbrica pensano gli ex colleghi

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REGGIO EMILIA. Sono andati in chiesa, a Pieve, Cavazzoli e Roncocesi, e al termine della messa della domenica hanno spiegato ai parrocchiani la loro battaglia. Quella che, da giorni, stanno combattendo per opporsi al trasferimento della produzione a Morsano, in Friuli Venezia Giulia, a circa 300 chilometri di distanza.

«Abbiamo ricevuto tanta attenzione e molta solidarietà reale da parte dei parrocchiani – raccontano i rappresentati dei lavoratori dell’Unigreen – che ci hanno posto tante domande e si sono preoccupati per noi. Molti di loro, tra l’altro, da giorni ci stanno portando acqua e generi alimentari, per sostenerci nel nostro presidio. Insieme a don Gianni hanno detto che continueranno a farlo, e hanno pregato per noi: per quelli che stanno lottando per il loro lavoro e per quelli che lo hanno perso. Li ringraziamo di cuore».

Ma l’azione del sindacato Fiom Cgil non si fermerà qui: «Stamattina – fanno sapere i rappresentanti sindacali – andremo all’incontro convocato dalla Regione nei palazzi della Provincia e ribadiremo la nostra posizione sul mantenimento delle attività a Reggio alla direzione della Maschio Gaspardo, che tre anni fa acquistò la Unigreen. L’occupazione della fabbrica ha questo scopo e andrà avanti con questo obiettivo»

I lavoratori, infatti, non hanno ancora ottenuto risposta alla domanda che, da giorni, serpeggia davanti all’Unigreen: «Questa fabbrica – ripetono i rappresentanti sindacali – ha fornitori nel raggio di poche decine di chilometri e spedisce i prodotti finiti a clienti al di là del Mediterraneo e dell’Atlantico. Spostare la produzione in Friuli davvero aiuterà le vendite? I lavoratori qui conoscono a memoria il prodotto e da anni mandano avanti la fabbrica da soli, praticamente senza gerarchia, garantendo qualità e fatturato. Dov’è la ragione industriale per spostare la produzione?».

Durante l’incontro di questa mattina, la maggioranza dei lavoratori sarà in presidio davanti al palazzo della Provincia. Al loro posto, in una staffetta simbolica, i cancelli di Unigreen saranno “vigilati” dai delegati sindacali del Gruppo Emak (ex Gruppo Yama) che tre anni fa vendette la Unigreen al Gruppo Maschio. «C’è una vicinanza profonda tra noi e loro – spiegano i rappresentanti sindacali di Unigreen – e, anche se non facciamo più parte dello stesso gruppo, i lavoratori di Yama si sentono ancora vicini a noi. D’altronde non si possono cancellare oltre vent’anni di lavoro sotto la stessa proprietà. E poi – conclude – qui parliamo di 35 famiglie che stanno vivendo un dramma comune, con il rischio della perdita del lavoro. E 35 famiglie sono 105 persone, di cui oltre venti bambini, che si troverebbero senza fonte di sostentamento dal 1 settembre».

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