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La Valle dei Cavalieri modello per il piano dello sviluppo rurale

La Valle dei Cavalieri modello per il piano dello sviluppo rurale

Ventasso: festa per i 25 anni di attività con Giuliano Poletti Le coop di comunità emiliane usate per le strategie europee

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VENTASSO. Un quarto di secolo in continua crescita, da piccola realtà locale a modello studiato in mezzo mondo. Sabato scorso la cooperativa di comunità Valle dei Cavalieri di Succiso, nell’alto Ramisetano, ha festeggiato 25 anni di vita con una giornata lunghissima e ricca di ospiti, fra cui il ministro del lavoro Giuliano Poletti.

La Valle dei Cavalieri, che gestisce attività agricole e boschive, oltre a un ristorante e a un centro di produzione di formaggio pecorino, è nata nel 1991 come tentativo di contrastare lo spopolamento della zona, in un paese che ancora portava le ferite delle frane che decenni prima avevano fatto trasferire gran parte degli abitanti dalla vecchia Succiso all’attuale “Succiso nuova”.

In questi anni è diventata una realtà che coinvolge una buona fetta degli abitanti dell’area attorno all’Alpe di Succiso e, spinta da Legacoop e dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, è diventata un simbolo internazionale delle cosiddette cooperative di comunità, che racchiudono attorno a sé, appunto, un’intera comunità rurale.

La Valle dei Cavalieri, assieme ai “cugini” di Cerreto Alpi (I Briganti di Cerreto), è stata studiata e visitata da esperti e docenti interessati a capire nel dettaglio questo piccolo modello comunitario. Uno degli sponsor principali di questa idea, nel 2010, era proprio Giuliano Poletti, all’epoca presidente nazionale di Legacoop e oggi ministro. In un convegno sei anni fa a Succiso si ragionò di questo tipo di cooperative, e sabato è arrivato un omaggio con testimonianze e ospiti.

«Non stupisca la mia visita a Succiso, perché in un paese di poco più di sessanta persone che vi abitano tutto l’anno, il 10% lavora grazie alla cooperativa. Una percentuale di occupati che non ha neanche la Fiat a Torino», ha commentato il ministro Poletti. Il quale ha sottolineato come «le cooperative di comunità possono avere successo, come a Succiso, laddove esiste una comunità. È l’intelligenza e la coesione della comunità che rende la cooperativa di comunità uno strumento importante per risolvere i problemi del lavoro, per contrastare lo spopolamento, per offrire servizi ai cittadini. Molti problemi sociali nascono laddove non c’è lavoro». Oltre a Poletti, sabato sono intervenuti vari relatori davanti a molti spettatori, fra cui altre autorità, abitanti e soci cooperatori di ieri e di oggi. Presenti anche Antonio Manari, sindaco di Ventasso, il nuovo Comune che ora racchiude anche Ramiseto, e i presidenti di Confcooperative Reggio Emilia e Legacoop Emilia Ovest, Matteo Caramaschi e Andrea Volta. Ha parlato anche una ramisetana doc come Sonia Masini, ex presidente della Provincia e sindaco di Ramiseto fra gli anni ’80 e gli anni ’90, nel periodo di partenza del progetto, lasciando poi la parola al presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Fausto Giovanelli, e all’attuale assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli.

Anche la Caselli, a lungo presidente regionale di Legacoop, ha conosciuto bene il cammino di Succiso, e ha spiegato come i risultati delle varie cooperative di comunità emiliane siano stati usati dalla Regione stessa per decidere le proprie strategie all’interno del Piano di sviluppo rurale europeo.

Il compito di ricordare la storia della Valle dei Cavalieri è stato affidato al presidente della cooperativa, Dario Torri, che ha richiamato la fine degli anni ’80, i timori per il futuro e la scelta dei ragazzi della Pro loco di Succiso di provare l’avventura cooperativa. Vista come un modo per garantire anche servizi di base, come un bar e un negozio di alimentari, oltre che come una possibilità di creare posti di lavoro. Il tema non è certo cambiato oggi. L’alto Ramisetano è un territorio vastissimo con pochissimi abitanti, di età media sempre crescente, con distanze notevoli su strade tortuose. Che almeno nel paesino di riferimento vi sia un presidio e qualche servizio – poter comprare il pane o avere il ricambio delle bombole del gas, ad esempio – è un elemento cruciale, sia per i residenti avanti con gli anni che per i giovani che vogliano restarvi a vivere. (adr.ar.)

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