Reggio senza eventi? I social si dividono
Molti i commenti dei ragazzi che su Facebook confermano la carenza di iniziative serali. Ma c’è anche chi difende la città
REGGIO EMILIA. È online da poche ore l’articolo uscito sulla Gazzetta di Reggio di ieri, in cui alcuni giovani studenti reggiani accusavano la città di non offrire molto alla loro generazione. Ma i commenti, i like e le condivisioni sono già da record. L’argomento della vivacità o meno del centro storico appassiona chi vive a Reggio Emilia e scalda gli animi, soprattutto fra i diretti interessati: gli under 30. Più cinema all’aperto, locali meno cari, nuovi pub e più concerti, queste alcune delle richieste che i ragazzi da noi intervistati avevano avanzato.
Un campione non certo esaustivo e rappresentativo di tutto l’humus reggiano, che è però stato infoltito il giorno dopo dalle opinioni espresse sulla nostra pagina Facebook. Oltre 60 i commenti nel primo pomeriggio e, come sempre capita, le idee sono delle più diverse. A testimonianza che, come ha scritto qualcuno, non è mai corretto “fare di tutta l’erba un fascio”. La maggioranza però, almeno su internet, concorda con la versione data dal nostro campione: la città è pensata per gli over 30.
«Io sono completamente d'accordo – scrive Alessandra Draicchio, il cui commento ha riscosso il numero più alto di like – Reggio Emilia è piccola, certo, ma non è questo che fa sì che una città sia così morta: ho studiato all'Aquila, 65.000 abitanti, ma per gli studenti era attivissima! Raccoglieva gente da tutta Italia e sapeva vendersi: c'era tantissimo per i giovani, e non si richiede chissà che cosa, ma almeno qualche bar o pub che chiuda un po più tardi, che sia aperto non fino alle 21 come accade in inverno». Dello stesso avviso anche Mattia Billa, ragazzo di 17 anni, che tira in ballo un’altra questione molto spinosa, i centri commerciali: «È gradevole mangiare qualcosa la sera ma i negozi sono tutti chiusi e le attività sono pochissime. Inoltre dopo un certo orario (20/20:30) non circolano più autobus e spostarci per noi diventa molto difficile, dobbiamo sempre chiedere a qualcuno che abbia una macchina. Tutto è sicuramente peggiorato dall'apertura dei centri commerciali e dalla conseguente chiusura di molte attività in centro storico». Dell’università e degli studenti parla invece Lorenzo Fontanesi : «Il problema di Reggio è che non è una città universitaria come mentalità, questo da sempre e di conseguenza per la fascia 18-30 non offre nulla, molto meglio Parma se devo scegliere». I commenti contro la “non-movida” reggiana continuano copiosi, non solo da parte degli under 30 ma anche da chi ha ormai qualche anno in più. Metterli tutti sarebbe impossibile, così come non potremmo citare la totalità di coloro che sono contrari a questa visione. C’è infatti anche chi difende la vitalità di Reggio, chi accusa di generalizzare e chi incolpa i giovani di lamentarsi senza agire per cambiare effettivamente le cose.
«Credo che a Reggio e provincia da tre mesi a questa parte ogni sera ci sia qualcosa di interessante tra notti bianche, rosa, concerti, festival e potrei proseguire – scrive Andrea Castiglioni – sti under 30 si dessero da fare loro per rendere la città a misura loro e svegliatevi un po’ da quei cellulari». Concorde poi Olivier Manchion, direttore artistico del Catomes tot/Red noise: «Non ci sono mai stati tanti posti attivi a RE e dintorni, né manifestazioni così potenti e in crescere. A me risulta che la strada sia quella giusta, un crescendo, una convinzione mia. Che abbiamo sicuramente problemi di qualità a medio-lungo termine, ma di quantità non direi».
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