Gazzetta di Reggio

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Respinta la mozione sul referendum, salta la spallata a Renzi

di Evaristo Sparvieri
Respinta la mozione sul referendum, salta la spallata a Renzi

Non passa il testo di Sel che chiedeva di organizzare momenti di informazione sulla consultazione di ottobre, nervi tesi nel Pd

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REGGIO EMILIA. Quattordici pari. E, come da regolamento, la mozione non passa. Il Pd si salva per il rotto della cuffia, facendo rientrare in extremis una parte dei dissidenti, ma non riuscendo a nascondere i nervi tesissimi.

È un vero psicodramma quello andato in scena ieri in consiglio comunale, dove dopo due rinvii e accuse di ostruzionismo è arrivata la discussa mozione presentata dalla capogruppo Sel, Lucia Lusenti, sul referendum costituzionale: un documento nel quale si chiede al Comune di organizzare momenti informativi sulla consultazione referendaria in programma ad ottobre, farcito da valutazioni e riferimenti fortemente anti-renziane.

Di fatto, anche un attacco indiretto al sindaco, Luca Vecchi, che ha aderito alla campagna dell'Anci Emilia-Romagna per il sì, senza passare per lo stesso consiglio. La mozione ha mandato da giorni in fibrillazione la maggioranza e l'intero Pd provinciale, con l'esito del voto in Sala Tricolore rimasto in bilico fino alla fine.

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Una partita a scacchi sotto gli occhi del segretario cittadino del Pd, Mauro Vicini, del coordinatore provinciale di Sel, Michele Bonforte, e della coordinatrice di Forza Italia Giovani, Elena Diacci. E anche di Maurizio Battini, ex capo di gabinetto dell'allora sindaco, Graziano Delrio, in città per le ferie.

Come ogni partita a scacchi, ognuno ha provato a fare le proprie mosse. A cominciare dallo stesso Pd, che prima di far rientrare all'ordine i possibili indecisi e astenuti ha presentato anche un ordine del giorno, a prima firma del capogruppo Andrea Capelli, sempre sul referendum.

Un'operazione da manuale, con lo scopo di serrare le fila e salvare la faccia in caso di spaccatura sulla mozione Sel, approvato con 16 voti favorevoli (Pd) e 11 voti contrari (Forza Italia, Grande Reggio - Alleanza civica, Lista civica Magenta - Alleanza civica, Lega Nord e M5s).

Anche in questo documento si ribadisce la necessità di organizzare incontri informativi, ma in un testo del tenore completamente diverso da quello Sel, arrivato comunque in aula leggermente "epurato" con un autoemendamento della stessa Lusenti, che ha eliminato un paio dei riferimenti più anti-renziani.

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Argomenti antirenziani tornati invece in un secondo ordine del giorno, presentato dai consiglieri di Alleanza Civica, Cinzia Rubertelli e Cesare Bellentani, respinto con l'astensione anche del Pd Dario De Lucia. Lusenti è stata assente a entrambe le votazioni.

Una discussione di circa tre ore, nella quale hanno preso parola più volte numerosi consiglieri sia della maggioranza che dell'opposizione. Fino alla resa dei conti finale, intorno alle 19.30, quando si è arrivati al momento del voto.

È stato il consigliere comunale di Forza Italia, Claudio Bassi, a proporre la votazione per appello nominale. E ciascuno dei 29 consiglieri presenti (su 32 più il sindaco) ha dichiarato il proprio sostegno o la propria contrarietà alla mozione.

E, in un rapporto inversamente proporzionale, il proprio no o il proprio sì ai quesiti del referendari. Fra gli indecisi, il consigliere comunale Pd, Lanfranco De Franco, a lungo tenuto a colloquio durante il dibattito dal sindaco. Alla fine ha votato contro la mozione.

Così come la consigliera Pd, Roberta Pavarini, che ha votato contro il documento Sel con «grande sofferenza». Unico astenuto, Pierluigi Saccardi. Come da previsioni, nella maggioranza tre le assenze: Giorgio Campioli, Teresa Rivetti e Federica Franceschini.

A favore della mozione Sel, invece, i due consiglieri Pd, Dario De Lucia e Salvatore Scarpino. La mancata approvazione della mozione è stata accolta fra le polemiche delle opposizioni, che nel corso degli interventi hanno mostrato solidarietà verso Lusenti e il difficile iter vissuto dal documento per arrivare in Sala Tricolore.

Assente fra le opposizioni il consigliere M5s, Ivan Cantamessi, che suo malgrado ha evitato al Pd un annunciato naufragio, ma solo rimandando una resa dei conti interna al partito che sembra ormai avere i minuti contati.

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