«Cemental, gli ammalati aumenteranno»
L’allarme arriva dal Dipartimento ambiente e sicurezza sul lavoro della Cgil. «A rischio i famigliari dei lavoratori e i vicini»
CORREGGIO. Le malattie legate all’esposizione all’amianto raggiungeranno un picco da qui al 2025. È l’allarme lanciato da Ciro Maiocchi del dipartimento ambiente e sicurezza della Camera del lavoro di Reggio Emilia. Presso l’Inca, la Cgil, negli anni, ha infatti raccolto almeno una sessantina di schede riguardanti alcuni soggetti che in vari periodi hanno lavorato alla Cemental, o hanno avuto a che fare con la ditta, perché parenti di alcuni dipendenti o residenti nelle vicinanze. Tra questi 60 casi, alcuni sono deceduti per mesotelioma. «Altri sono lavoratori Cemental, famigliari di questi dipendenti, o persone che abitavano nei pressi della fabbrica, che hanno manifestato asbestosi, mesoteliomi o placche – spiega Maiocchi -. Alcune pratiche legali avviate circa questi casi sono finite in niente, perché probabilmente gli avvocati che difendevano queste persone hanno ritenuto che l’azienda non fosse solvibile. Ultimamente, abbiamo riscontrato casi in cui si sono ammalate persone che non hanno lavorato alla Cemental, ma sono famigliari di ex dipendenti. Tra queste 60 schede sono presenti sia situazioni vecchie sia recenti. Al di là di queste osservazioni, mi vorrei soffermare sul comitato che si è costituito a sostegno di Ponti, già titolare della Cemental. Dire che chi guidava quest’azienda non conosceva i rischi provocati dall’amianto, quando in realtà li si conosce dalla fine dell’800 non va bene. La Cemental pagava un premio speciale, dal momento che lavorava un materiale dannoso. Ci furono tre vertenze pilota che conducemmo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta: ad esempio, abbiamo fatto degli accordi per evitare che i lavoratori uscissero dallo stabilimento con indosso indumenti sporchi. E mi stupisce che l’ex vice sindaco Claudio Ferrari non si ricordi più di essersi occupato della trasformazione della destinazione d’uso dell’area in cui sorgeva lo stabilimento, che prima era in centro. Dalla Cemental sono passate 552 persone. Mentre a Reggio Emilia oltre 3mila persone sono stati coinvolte nelle lavorazioni di otto aziende che si occupavano di cemento amianto. Ora, con le sessanta schede che abbiamo in mano valuteremo il da farsi insieme ai famigliari delle vittime. La finalità che ci poniamo come patronato Inca è quella di tutelare il danno. Noi pensiamo di poter dimostrare che c’è un nesso diretto tra la collocazione dell’azienda e i famigliari che si ammalano. E riteniamo che da qui al 2025 chi si ammalerà non saranno più i lavoratori esposti direttamente all’amianto, ma i lavoratori esposti di natura ambientale, ovvero i famigliari dei lavoratori o chi abitava nelle vicinanze. – conclude Maiocchi –. Voglio ricordare che a Reggio Emilia l’incidenza di mesoteliomi sulla popolazione è la più alta della regione: vale a dire che i casi sono 318 su 300mila abitanti».
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