Muore nel giorno del compleanno
Roberta Silocchi, educatrice e volontaria, uccisa da una malattia a 43 anni. Domani mattina i funerali
REGGIO EMILIA. È morta proprio nel giorno del suo compleanno: Roberta Silocchi, spentasi in un letto del Santa Maria Nuova ieri verso mezzogiorno, subito dopo aver compiuto 43 anni, è stata vinta da una malattia che non lascia scampo e che l’ha strappata ai suoi cari nel giro di un anno e mezzo.
Dopo la laurea in Scienze politiche indirizzo sociologico, Roberta era diventata educatrice – dal 1999 lavorava per la Cooperativa Reggiana Educatori e dal 2006 nei Get (gruppi educativi territoriali) – senza mai abbandonare il suo interesse per i diritti civili e per la difesa dei più deboli. In città Roberta era molto conosciuta per la sua attività di volontaria nell’associazione Jaima Sahrawi: aveva raggiunto il Sahrawi più volte nel corso degli anni, lavorando nelle scuole primarie del campo profughi a Tindouf, in Algeria, e partecipando al progetto per l’integrazione dei disabili attraverso la formazione di educatrici in loco. Nel 2010 Caterina Lusuardi, oggi presidente dell’associazione, le aveva proposto di continuare il suo sostegno a quel popolo attraverso le interviste biografiche alle donne saharawi: un lavoro di raccolta portato avanti nel corso di alcuni viaggi nei campi profughi. Presto questo progetto diventerà un libro, in cui le varie voci di donna di ogni età ricostruiscono il periodo storico che parte dal colonialismo spagnolo, passando per l’occupazione del Marocco, la guerra, la fuga delle donne e dei bambini nel deserto algerino e arriva ai nostri giorni, con la scelta di questo popolo di abbracciare la lotta nonviolenta e diplomatica dal 1991. «Roberta non era mai stanca – ricorda Caterina Lusuardi – era sempre pronta a partire e ad affrontare le difficoltà del viaggio. È accaduto anche nell’ultimo viaggio del 2015, quando per partecipare al Congresso delle donne saharawi ai campi, Roberta è partita pur avendo già iniziato il decorso doloroso della malattia. Il libro, che presto sarà pubblicato, vive grazie alla sua costanza e alla sua forza».
Proprio nel 2015, al ritorno da quel volo, era iniziato il calvario, affrontato con coraggio: Roberta aveva subìto il primo di diversi interventi, ma le sue condizioni si erano aggravate fino all’ultimo ricovero, giovedì scorso in Medicina 1, luogo di un continuo andirivieni di decine di amici e colleghi che le sono rimasti accanto giorno e notte.
Un’altra sua passione era la musica: amava andare ai concerti, uno dei gruppi preferiti erano i Gasparazzo, i quali, armati di chitarra e flauto, avevano anche suonato in ospedale per lei. Quando è spirata, Roberta – figlia unica e fidanzata – aveva vicino la madre Adriana: vivevano in due appartamenti di uno stesso stabile in via Roma. E proprio nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo di via Roma, domani, verrà celebrato il funerale, seguito dalla cremazione: il feretro partirà dalle camere ardenti del Santa Maria alle ore 9, mentre già oggi la camera ardente sarà aperta all’arcispedale dalle 8 alle 18. Non fiori, ma donazioni all’associazione Jaima Sahrawi di via Vittorangeli (IBAN IT43 E05034 6635 00000000 66666).
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