La nuova sfida del futuro si chiama Mire
Dopo l’inaugurazione del Core, nel 2018 dovrebbero partire i lavori per il Centro maternità e infanzia
REGGIO EMILIA. Mentre il Core (il centro oncoematologico appena inaugurato) ha iniziato proprio ieri il trasferimento e l’attivazione dei reparti (fino al 25 luglio si inizierà a occupare il primo, secondo e terzo piano, poi si riprenderà a settembre con il trasloco delle degenze chirurgiche ed entro fine anno l’ultimo tassello di endoscopia digestiva), comincia a prendere forma il Mire, il Centro maternità e infanzia.
Dopo il finanziamento del primo lotto da 11 milioni di euro, sono arrivati anche gli stanziamenti per il secondo lotto e «la nostra previsione – ha affermato il direttore generale del Santa Maria Nuova, Antonella Messori – è di procedere con il progetto esecutivo e il bando di gara entro maggio 2017. I lavori potrebbero partire nel 2018».
Da notare che, se la struttura da 36 milioni di euro prevede tre lotti, il primo e il secondo costituiscono circa l’80% dello stabile fisico, visto che il terzo e ultimo lotto da 11 milioni – per il quale, per ora, occorre individuare un canale – riguarda solo il seminterrato e il completamento del terzo piano.
«Avremmo potuto iniziare il percorso del primo lotto, ma abbiamo preferito aspettare di avere entrambi i finanziamenti», ha spiegato la Messori.
E, se la prima tranche da 14 milioni era stata assicurata dal Pay Back 2013 delle industrie farmaceutiche, nel novembre 2015, per la seconda da 11 milioni è appena giunto il via libera dell’Accordo di Programma IV-Addendum.
Antonella Messori ha ricordato come, insieme al Core – posto al suo fianco, sul retro del Santa Maria – il Mire sia la sfida maggiore della sanità reggiana, che ha potuto avvalersi anche dell’apporto del volontariato, in particolare di Curare Onlus (presidente Deanna Veroni), nata in simbiosi con il Mire e che, grazie a diverse iniziative, ha raccolto i 600mila euro necessari per la realizzazione del progetto definitivo.
Con una superficie di oltre 16mila metri quadrati, 5 piani di cui uno interrato, 127 posti letto, il Mire, come ha spiegato Messori, nasce «per aspetti logistici (spazi inadeguati al Santa Maria) e per rispondere a nuovi bisogni»: conterrà un centro nascita per la gravidanza fisiologica, un centro sterilità, un’area neonatologia, spazi per la gestione di criticità e gravi disabilità. (am.p.)
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