«Pd, i richiami all’unità non funzionano più»
I dolori del Referendum: Tutino a gamba tesa sul premier e i fedelissimi reggiani «Chi ignora la differenza tra Reggio e Roma non può pretendere credito locale»
I. richiami all’unità vuoti non funzionano più. È finito il tempo in cui gli ideali e l’appartenenza erano così forti da far accettare il centralismo democratico.
Difficile chiedere allineamento a Renzi quando il premier è il primo a prendere a bastonate chiunque la pensi diversamente.
Dare ai propri compagni di Partito dei gufi, dei dinosauri, accusarli di essere attaccati alla poltrona, fare di un referendum una crociata, prendere a mazzate il mondo della scuole ed i sindacati, per poi pretendere allineamento con il Capo.
Non siamo nella caserma di full metal jacket, dove il Sergente Hartman insulta tutti ed ottiene l’obbedienza dei soldati.
La linea di questo Segretario sta riducendo al lumicino l’organizzazione del Partito, le sue battute ed i suoi tweet ci fanno perdere milioni di voti ed eclissano i buoni risultati di questa legislatura.
Leggiamo annunci come quello sull’abolizione di Equitalia, la scelta di abolire la Tasi per le case di lusso, il favorire i pagamenti in contanti mentre i servizi pubblici rischiano il collasso. Alcuni provvedimenti hanno un sapore berlusconiano assai distante dal programma con cui ci siamo presentati agli elettori nel 2013.
I Comuni faticano a rispondere alle esigenze di manutenzione minima e casomai chi ha la villa al mare e finge di viverci tutto l’anno, non paga un euro di imposta. Queste cose le fa meglio la destra e fan perdere voti a sinistra. Perché è chi ha meno che ha più bisogno di una redistribuzione fatta attraverso i servizi: educazione, sanità, trasporti pubblici, welfare.
L’unità ed il rispetto non si comprano al supermercato. Fare i portatori della voce di Renzi in terra come se l’autorevolezza fosse automatica, non funziona. Il premier è a Roma e governa con Alfano e Verdini. Qui si amministra con un consenso più largo ed una maggioranza che ha incluso una buona quota di elettori di sinistra che sul piano nazionale ci hanno già salutato.
Il Consiglio Comunale rappresenta i reggiani che lo hanno votato. Se non è abbastanza “renziano” è perché gli elettori hanno votato Luca Vecchi e la sua maggioranza di centrosinistra, non Matteo Renzi.
Rileggiamo i fatti. Una mozione critica verso Renzi arriva – in un Consiglio a maggioranza assoluta Pd – 14 pari, con molti democratici che hanno votato contro la mozione solamente per disciplina di gruppo, ritenendo il proprio voto quello più utile per avere compattezza sulle scelte amministrative serie della città.
Fossi un sostenitore della riforma costituzionale riterrei questo risultato un segnale politico pesantissimo e mi preoccuperei.
È questo, unitamente alla fatica nel raccogliere le firme, che è palpabile tra i nostri iscritti ed elettori ed è dimostrata dal bombardamento di messaggi e telefonate – fatte anche da persone importanti – ai più disparati indirizzari. È questa l’unitá che si cerca?
Chi ignora la differenza tra Reggio e Roma e poi pretende, in nome di Renzi, di avere un credito locale, ha sbagliato tutti i propri conti. L’unità si costruisce con umiltà, voglia di dialogo e pazienza. Noi a Reggio abbiamo sempre avuto questo metodo di lavoro.
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