Beni sequestrati, Cappa chiama Unieco in aula
Misure di prevenzione, prima udienza per l’imprenditore edile di origine cutrese La difesa: «Non erano fatture false, tanto che la cooperativa è stata scagionata»
REGGIO EMILIA. «Chiederemo di sentire i vertici e i tecnici di Unieco, per dimostrare che quelle non erano fatture false». A parlare è l’avvocato Enrico Della Capanna che, insieme al collega Gianni Franzoni, rappresenta l’imprenditore edile di origine cutrese Carmine Cappa, a margine della prima udienza, che si è svolta ieri, in cui davanti al tribunale di Reggio Emilia si discute della misura di prevenzione patrimoniale che ha colpito il 74enne titolare del Consorzio artigiani muratori (Cam) che ha sede in via Dei Glicini 29, in città.
Il provvedimento di sequestro preventivo dei beni era scattato lo scorso mese di aprile, al culmine di un’indagine della Guardia di finanza di Reggio Emilia coordinata dal pubblico ministero Maria Rita Pantani che aveva evidenziato una sperequazione tra i redditi dichiarati - pari a 15/20mila euro l’anno con punte sino a 30mila - e il patrimonio a disposizione dell’imprenditore e della sua famiglia. Le indagini parlano di un reddito nascosto al Fisco pari a 5,5 milioni di euro (di cui 1,2 milioni di euro già ripagati allo Stato), frutto di quella che gli investigatori nelle carte dell’inchiesta definiscono «sistematica attività di false fatturazioni». Ora si scopre che le false fatture sarebbero state emesse da Cam verso Unieco.
Tanto è bastato per vedere applicate le norma del Codice antimafia sulle Misure di prevenzioni patrimoniali «nei confronti di soggetto connotato da pericolosità economico-finanziaria che per condotta e tenore di vita vive abitualmente con i proventi derivanti da delitti di natura economico-finanziaria».
Cappa ora è pronto a difendersi, chiamando in aula non solo i vertici e tecnici di Unieco. «Ma anche gli artigiani che hanno lavorato nei cantieri» ribadisce l’avvocato Della Capanna. Questo per dimostrare che quelle contestate non erano fatture per operazioni inesistenti, ma per prestazioni reali. «Il rapporto tra il consorzio Cam e Unieco era stabile, dal 2005 al 2010. I lavori sono stati fatti. Chiamiamo in aula chi ci ha lavorato» sottolinea Della Capanna.
Ma il difensore punta anche su un altro aspetto. «Unieco è già stata scagionata a livello di Commissione tributaria» evidenzia il difensore di Cappa.
La formalizzazione della richiesta di audizione dei testi della difesa verrà fatta nella prossima udienza, fissata per venerdì.
Nel corso della stessa udienza dovrà essere anche elaborato il quesito al quale dovrà rispondere il perito incaricato ieri dal Tribunale, nella persona del dottor Luigi Attilio Mazzocchi: di fatto, dovrà stabilire se c’era o meno sperequazione tra il patrimonio di Cappa e i redditi dichiarati.
Questione che è colonna portante di tutta l’indagine che ha portato al sequestro di beni per circa 4,4 milioni: la ditta edile (la Cam), i 38 immobili tra appartamenti, garage, uffici e posti auto. Fra questi, anche due palazzine di lusso in via Assalini (al civico 27 e 29) di cinque piani che compongono un elegante complesso residenziale nella zona della Canalina. Sotto sequestro da aprile anche sei rapporti bancari, una polizza assicurativa, tre portafogli titoli, tre auto (una Mercedes, una Wolkswagen, una Smart) e una cassetta di sicurezza contenente degli oggetti preziosi.
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