Lavoro in nero nel laboratorio dei cinesi
San Martino in Rio, un clandestino ha cercato di fuggire. Denunciato il titolare, sospesa l’attività
SAN MARTINO IN RIO. Il Corpo di polizia municipale Pianura reggiana, guidato dall’ispettrice Valentini, con gli ispettori dell’Ausl di Correggio, Servizi igiene pubblica e Prevenzione e sicurezza sul lavoro, il Nucleo della direzione provinciale del lavoro di Reggio, i carabinieri di San Martino in Rio e e il responsabile comunale del II Settore, hanno effettuato un controllo in una struttura destinata in parte a laboratorio tessile e ad unità abitativa in una zona vicina al centro del paese già da tempo sotto osservazione per rumori molesti e continui movimenti di persone straniere.
Al momento del sopralluogo, all’interno degli edifici sono state identificate complessivamente 11 persone, 3 italiani e 8 cinesi, tra cui un clandestino. L’accesso al laboratorio ha permesso di individuare un uomo che, alla vista dei militari, ha tentato di fuggire senza però riuscirvi. I successivi accertamenti hanno permesso di accertare come fosse assolutamente priva di documenti e irregolare in Italia: i carabinieri hanno proceduto all’immediato fotosegnalamento. Per l’uomo, un cinese 52enne, è quindi scattata una denuncia in stato di libertà per violazione delle norme previste dal testo unico sull’immigrazione.
Nella stireria, inoltre, i carabinieri hanno individuato altri due cinesi che vi lavoravano pur non essendo regolarmente assunti. Nei guai, per violazione alla normativa sull’immigrazione, è finito quindi anche il titolare del laboratorio, un 36enne anch’egli cinese residente a San Martino in Rio che, oltre a vedersi sospendere l’attività artigianale per aver impiegato manodopera non regolarmente assunta, dovrà rispondere di aver ospitato e dato lavoro a cittadini stranieri non in regola.
Dalla verifica dell’edificio, poi, è stato riscontrato un cambio di destinazione d’uso senza opere che verrà contestato con successivi atti d’ufficio. Il laboratorio artigianale era costituito da 5 banchi da stiro, oltre 5 postazioni di lavoro con macchine da cucire e tutto l’occorrente per confezionare indumenti. Sui banchi sono state rinvenute numerose etichette riportanti marchi d’abbigliamento non identificati che saranno oggetto di ulteriori verifiche.
Sotto il profilo igienico-sanitario, nella zona abitativa alcuni ambienti erano in condizioni di pulizia precarie, mentre il laboratorio era mancante di illuminazione al di sopra delle macchine da cucire oltre ad altre carenze circa la normativa sui luoghi di lavoro.
Infine, la rumorosità degli impianti sarà quindi controllata dagli organi competenti comportando, con ogni probabilità, prescrizioni tecniche che il titolare dovrà osservare per proseguire l’attività. (s.a.)
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