Omicidio stradale, rischiano anche i sindaci
I primi cittadini del Pd si rivolgono a Renzi. Gandolfi, relatore della legge: «Preoccupazioni infondate»
REGGIO EMILIA. La legge sull'omicidio stradale varata in marzo, della quale è stato primo relatore alla Camera il deputato reggiano del Pd Paolo Gandolfi, è ora contestata proprio dai sindaci del suo partito, che ne chiedono la modifica temendo di finire in galera in caso di incidente mortale causato dalla cattiva manutenzione delle strade comunali.
Delle loro preoccupazioni si sono fatti portavoce i consiglieri regionali Stefano Caliandro, capogruppo, Paolo Calvano, segretario regionale del Pd, Alessandro Cardinali e Gian Luigi Molinari tramite una risoluzione approvata dall'assemblea legislativa.
«La colpa dell'infortunio - dicono i consiglieri - non può ricadere sui primi cittadini se non hanno avuto la possibilità di riparare le buche a causa dei tagli ai bilanci degli enti locali». Quindi il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si impegna ad «agire, insieme al ministero dell'Interno, per ridefinire la responsabilità degli amministratori locali nei casi di omicidio stradale nei frangenti in cui non sia stato possibile procedere alla manutenzione per mancanza di fondi».
La responsabilità dei sindaci dipende dagli articoli 2043 e 2051 del codice civile. Il primo obbliga chi ha causato un danno per dolo o colpa a risarcirlo. Il secondo specifica che tale dovere compete anche a chi ha compiti di custodia delle cose, ad esempio le strade, che possono provocare danni. La legge sull'omicidio stradale avrebbe aggravato, a tale proposito, la responsablità dei sindaci.
«Questa legge - spiegano i consiglieri - prevede l'applicazione della norma a tutti coloro a cui compete la tutela della sicurezza stradale, quindi anche agli enti locali, laddove ci sia una violazione del codice della strada. Tuttavia per gli enti locali, soprattutto per i comuni più piccoli, diventa sempre più difficile garantire una manutenzione adeguata. Non possiamo permettere che su tanti amministratori onesti ricadano responsabilità che vanno oltre le loro possibilità di intervento».
Paolo Gandolfi ritiene del tutto infondate queste preoccupazioni. «La legge sull'omicidio stradale - obietta - non appesantisce la responsabilità degli amministratori, che rimane regolata dalle norme precedenti. Essa si limita ad aumentare le pene nei confronti dei soggetti che provocano la morte o lesioni gravi a una persona guidando in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti o commettendo gravi violazioni del codice stradale. La responsabilità dei sindaci poteva essere accertata anche in precedenza dalla norma che già prevedeva l'omicidio stradale come fattispecie dell'omicidio colposo. Le cose, sotto questo profilo, non sono cambiate. E finora non s'è mai dato il caso di un amministratore locale condannato per la cattiva manutenzione delle strade».
Secondo Gandolfi, insomma, è stata fatta una lettura frettolosa ed erronea della legge sull'omicidio stradale: »E' un'interpretazione - spiega il deputato - smentita anche dai vertici della Polizia stradale».
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