Preoccupati i sindacati per l’assetto della Rondine
Rubiera: la storica ceramica e le due proprietà, la famiglia Giacobazzi e i turchi alle prese con il difficile rinnovo del consiglio «senza un progetto industriale»
RUBIERA. Una situazione aziendale che genera «attesa e preoccupazione» nei sindacati. È quella che per la rappresentanza sindacale Filctem-Cgil si sta vivendo nel gruppo ceramico Rondine, con un grande stabilimento a Rubiera, un secondo a Modena e un terzo a Vetto, dove la Rondine ha rilevato l’attività dell’ex Sadon, per un totale di oltre 300 persone impiegate.
I temi di preoccupazione, per gli operai e per la Cgil, sono diversi: dal futuro assetto societario al destino della sede vettese e agli investimenti per gli impianti rubieresi. La prossima settimana, mercoledì 20 luglio, è in programma una riunione che coinvolgerà le due componenti societarie del gruppo, l’azienda turca Seramiksan e la famiglia Giacobazzi, da sempre a capo della Rondine. È «il secondo appuntamento riguardante il rinnovo del consiglio di amministrazione che dovrà fare luce sul prossimo assetto societario e quindi sul futuro industriale della Rondine» – sottolineano dalla Cgil, e al momento non vi sono particolari certezze sul futuro e in particolare sul rapporto fra i due soci e quindi sulla geografia decisionale del gruppo.
«Già da diverso tempo ci stiamo confrontando insieme alle istituzioni in merito ad alcuni importanti aspetti non ancora chiariti tra i quali sicuramente un posto di assoluta priorità è occupato dall’assetto societario non ancora definito» – spiegano dalla Cgil.
In questo contesto, vi sono poi altri elementi che per la rappresentanza sindacale devono essere delineati con precisione il prima possibile. Uno riguarda l’eventuale «pianificazione di investimenti sullo stabilimento di Rubiera, anche questi non ancora deliberati».
E un secondo, altrettanto pressante, è il destino dello stabilimento dell’ex Sadon di Vetto, rilevato dalla Rondine alcuni anni fa dopo la crisi aziendale della ceramica della valle dell’Enza. Sul punto produttivo vettese i tempi sono stretti, perché sul complesso «pende come una spada di Damocle la scadenza del contratto di affitto nel giugno 2017, effettuato dall’azienda stessa con il fallimento della ex ceramica Sadon. Affitto che non potrà più essere prorogato».
L’anno prossimo l’accordo di locazione scadrà, senza possibilità di rinnovi a termine e, a oggi, non vi sono garanzie sul prosieguo dell’attività. Inevitabile che i dipendenti dell’ex Sadon siano quindi preoccupati per il loro destino, e da questo nodo potrebbero arrivare a cascata novità per l’intero gruppo Rondine, con riorganizzazioni del personale e del ciclo ceramico.
La speranza dei sindacati è di raggiungere «in tempi brevi una soluzione che garantisca un futuro industriale e occupazionale per tutti i lavoratori». Prima di tutto, però, dovrà essere risolta la questione societaria, da cui dipendono tutte le scelte strategiche. (adr.ar.)
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