«Venezuela, paese in crisi Tanti italiani da aiutare»
Boretto: Hubert Daolio, tornato nel paese d’origine dopo decenni in Sudamerica «Mancano cibo e farmaci. Nostra figlia vive là, stiamo cercando di farla rientrare»
BORETTO. Da diversi anni è tornato nel suo paese d'origine, ma non può dimenticare quello che oggi sta accadendo in Venezuela, la nazione nella quale ha trascorso gran parte della propria vita. Hubert Daolio, 61 anni, gestisce la cartoleria "San Marco" nella centralissima via Roma. Nato in Francia, già da piccolissimo andò a vivere in Venezuela con i genitori Calisto, di Boretto, ed Ernesta Bonazzi, di Pieve Saliceto – dunque reggiani "doc" – le cui origini hanno permesso al figlio di ottenere da subito la doppia cittadinanza. Quella dei coniugi Daolio è la storia di tante famiglie borettesi che a metà del secolo scorso scelsero di trasferirsi in Venezuela per fare fortuna. Si contano infatti circa cento borettesi che, negli anni, hanno avuto esperienze nel paese sudamericano. Molti sono tornati, altri hanno preferito restare. Oggi Daolio guarda al di là dell'oceano con timore e preoccupazione, in quanto il Venezuela versa in una crisi sempre più acuta, a causa della condotta scellerata degli ultimi governi.
La situazione (mai troppo stabile, come spesso avviene in America Latina) è drasticamente peggiorata negli ultimi anni con la guida di Hugo Chàvez (morto di malattia nel 2013), definito socialista ma in realtà nazionalista di sinistra, abile a tessere amicizie con Cuba e altri Stati non democratici), poi ereditata da Nicolàs Maduro. Sotto il governo di Maduro sono emersi gravi problemi economici, derivanti dalle politiche economiche di Chavez, che hanno portato a razionamenti e scarsità anche di generi di prima necessità. A questo si aggiunge il basso costo del petrolio (il Venezuela è il paese con le più ricche riserve petrolifere accertate).
«Non si parla abbastanza di quanto sta accadendo in Venezuela – racconta Daolio – dove è drasticamente calata la qualità della vita. Oggi mancano cibo, farmaci e materiale ospedaliero, e la violenza è all'ordine del giorno». Concetti ribaditi in un intervento di pochi giorni fa dei vescovi venezuelani, al termine di un'assemblea plenaria. Il pensiero di Daolio corre alla figlia Katherina, che vive ancora là. «Stiamo cercando di farla ritornare – spiega – e probabilmente presto ce la faremo. Ma lei non ha mai preso la cittadinanza italiana, il mio auspicio è che al suo arrivo in Italia possa godere di tutti i benefici di cui gode un figlio di italiani, e che non vi siano intoppi nella sua permanenza qui. L'altro mio figlio Jean Paul è invece tornato in Italia qualche anno fa, non ha avuto problemi burocratici di alcun tipo perché sua moglie è portoghese, e dunque comunitaria. Ormai in tanti stanno cercando di fuggire, e molte compagnie aeree, tra cui ad esempio Lufthansa, hanno deciso di sospendere i voli. Purtroppo il potere e i soldi sono in mano a pochi, che hanno deciso di mettere alla fame il popolo. I diritti umani non vengono rispettati, e anche se questo governo ha vinto le elezioni siamo davanti a un totalitarismo spietato. Ci sono tantissimi italiani in Venezuela, di prima, seconda o terza generazione. Il nostro paese non può restare insensibile».
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